Centralina semaforica? No: opera d’arte!

Milano, dallo scorso autunno, è diventata una galleria d’arte a cielo aperto, grazie all’AEM che ha messo a disposizione dei graffitari di mezza Europa oltre 150 cassoni destinati a contenere gli apparati elettrici per far funzionare i semafori. Della rassegna, denominata “Energy Box”, oggi viene pubblicato il bel catalogo.

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PAO

Noi tutti, o quasi, viviamo dentro una geometria variabile fatta di volumi in continua mutazione, dentro l’invisibile matematica delle forme che è il panorama urbano. E spesso abbiamo la “sensazione di essere il modello a grandezza naturale di un pattern ricorsivo di cemento, asfalto, vetro e acciaio”, come è stato scritto a commento del dvd City2City (Lowave), in cui dieci artisti vari si confrontavano – secondo il “metodo Koyaanisqatsi” – nella descrizione dello spazio abitato. La sensazione che il reticolo di case e strade, con tutti i loro contenuti, esseri umani compresi, stia diventando sempre più un’astrazione della rete di strade, senza un’autentica storia e dei “veri” contenuti, ci ha già invaso, penetrando nel nostro profondo attraverso i nostri sensi. Forse ciò che ci salva dalla completa alienazione nel nostro rapporto con il quotidiano è proprio l’arte, l’unica forma di lettura del presente come anticipazione del futuro.

Kraser
Kraser

E l’arte che più sa corroborare unificandole, non semplicemente (e/o drammaticamente) testimoniandole, le costanti dicotomie “fra due o più categorie percettive di base: silenzio/rumore, in movimento/statico, prospettiva/texture, tempo/velocità/lentezza, strada/sotterraneo/tetto, luce/ombra e così via” che ci attorniano in una città è certamente la street art.
Se ne accorgono le istituzioni, se ne accorgono i critici più avveduti (Vittorio Sgarbi in primis), se ne accorgono gli artisti che frequentano altre espressività (non per nulla tutta la corrente è nata in sintonia del fenomeno hip hop). Soprattutto se ne accorge la gente, che passeggiando per strada si trova a fare i conti con una realtà differente dal suo percepito abituale, scopre alcune delle infinite possibilità espressive dell’arte e la sua capacità di rendere differenti uomini e cose. Specie oggi a Milano, dove oltre 150 centraline sono ancora, dopo alcuni mesi, coloratissime e divertenti, astratte e luminose, e si spera lo rimangano a lungo, rispettate dai falsi writer dello scarabocchio e della firma selvaggia così come dagli attacchini compulsivi di micropubblicità.
Si tratta delle decorazioni di Energy Box, iniziativa attivata lo scorso autunno dall’Azienda Elettrica Milanese, che ha concesso le sue centraline di controllo dei semafori nelle mani di una cinquantina di writer, gli artisti di strada armati di bomboletta spray, che si sono sbizzarriti nel dipingerle secondo le rispettive tendenze artistiche. Così un taglio quasi diritto attraversa la metropoli da una periferia all’altra, da piazzale Tirana a viale Sarca, un percorso punteggiato di colori e immagini di ogni tipo.

Teatro
Teatro

Con il coordinamento del graffitaro Atomo, alias Davide Tinelli, e del critico Flavio Caroli, una serie di artisti che vengono dall’Accademia di Brera e da Barcellona, dal Giappone e dalle gallerie d’arte, da Berlino e da tutta Italia, si sono impegnati a rendere presenti e percepibili, e persino “belli”, degli oggetti solitamente grigi, ossessivi e anonimi, quanto indispensabili al vivere quotidiano della città. Grazie all’iperrealismo di Neve e di Acme107, di Kraser e di CHEONE, all’ironia pop di Crea e di Pao, di Gattonero e di Airone, all’astrattismo di KayOn e di Styng 253, di DADO e di FLOOD, al decorativismo di Felipe Cardena e di Rendo, di Gep e di Alex Angi, e via dicendo, le energie di un movimento nato nelle strade e nelle periferie diventano centrali e propositive.
Una forma di rigenerazione del tessuto urbano, peraltro già sperimentata in diverse altre metropoli mondiali, che si spera sia solo un primo passo verso quel confronto continuo di stili e di idee, che ben rappresenta i milioni di occhi che, anche solo distrattamente e di passaggio, vi si posano sopra. E che è molto ben rappresentato oggi dal volume Energy Box. Urban Art Renaissance, edito da Skira, che, oltre a riunire tutte le immagini proposte, corona l’operazione con le biografie degli artisti e alcuni veloci e interessanti saggi critici.

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Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente… Con quella punta di modestia, che non guasta mai.

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