Lou Reed, New York City (Gennaio 2012)

264
0

Quando Roberta Reineke (la photoeditor di Rolling Stone) mi chiese di fotografare la persona che da sola ha maggiormente influenzato il mio percorso musicale (e non solo) per la cover story del numero di marzo del 2012 (in cui cadeva il suo 70esimo compleanno), provai un’euforia quasi chimica. Questa sensazione venne immediatamente interrotta da un terrore paranoico post rave party… dopotutto il principe delle tenebre di Manhattan era una delle persone più temute nel mondo dello showbusiness, colui che una volta disse a un giornalista scandinavo “You are the lowest form of life” (“Sei la peggiore forma di vita”). Non aiutò la lettura delle richieste (su diverse pagine) del suo P.R. newyorchese su come far sentire a proprio agio la rockstar da lui rappresentata…

Il giorno dello shooting New York era alle prese con uno di quei famosi freddi che ti tagliano la pelle. All’interno dei Jack Studios (dove avremmo scattato) l’atmosfera era ancora più gelida. Appena arrivato, il suo manager si presentò stritolandomi calorosamente la mano, e mi chiese cortesemente di non nominare Andy Warhol, i Velvet Underground e sostanzialmente di astenermi dal parlare di musica con Lou… andai in totale crisi endorfinica.

Enters my man, indossando l’immancabile giubbotto di pelle nera, si avvicina, fissandomi con quegli occhi che han visto cose che noi umani possiamo soltanto immaginare… alza l’indice della mano destra fino quasi a toccarmi il naso, accompagnando il movimento con la sua memorabile voce tra il miele e la carta vetrata: “I’ve been told you are a fucking italian” un silenzio dalla durata indefinibile. Poi: “so tell me about this motherfucker Captain Schettino”.

Caro Lou, tu sei sempre stato il mio Voltron della musica… con la testa di un Dylan, il cuore di un Elvis, le palle di un Miles Davis e il fegato di un Vasco.

Lou-Reed-(Rolling-Stone)-New-York-2012

CONDIVIDI
Mattia Zoppellaro
Mattia Zoppellaro è nato a Rovigo nel 1977. Nel 2001 consegue il diploma in fotografia allo IED di Milano. Dopo 2 anni presso il dipartimento di fotografia di Fabrica, nel 2003 si trasferisce in Inghilterra, dove collabora con varie riviste musicali ed etichette discografiche. Realizza inoltre diversi reportage sociali (Gypsies irlandesi, Homeless di Hackney, Prigioni di massima sicurezza del Nord-Est), di costume (Cerimonie religiose nel meridione, Fiera del sesso) e sui movimenti giovanili (Rave parties europei, Punk messicani, Scena hip hop di Dakar). Attualmente vive tra Milano e Londra. Ha pubblicato su Rolling Stone, Sunday Times Magazine, El Pais Semanal, Financial Times Weekend, D e Velvet di Repubblica, Max, Mojo, NME, L’Espresso, Io Donna, Vanity Fair, GQ, Les Inrockuptibles, Colors.