Kula Shaker un nuovo cd e il tempo, sempre lui.

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Un ritorno da parte di un gruppo che sembrava essere destinato a un oblio sproporzionato rispetto alla loro momentanea gloria di vent’anni fa.

In tempi di esplosione brit pop, il rock pieno di riferimenti ai sixties, al sound dell’India che viene citata anche in apertura del cd in questione, i Kula Shaker arrivarono ad avere un loro disco al numero uno della classifica inglese.

Tornano ora con un disco che presenta gli elementi del loro sound decisamente ben sistemati in una cornice adeguata, spazzolate di sitar e armonie modali deliziosamente etniche che si fondono a groove di batteria selvatici e molto rock, il fare musica di questo combo che ruota attorno al loro leader Crispian Mills, ora diviso tra musica e l’impegnativo lavoro di regista cinematografico.

Il disco ha una sua decisa capacità di ammaliare, le chitarre sono molto belle e ci sono begli stacchi di batteria e basso ove sembra di veder scorrere il tempo avanti e indietro, mentre una vecchia televisione, per niente digitale, fa passare immagini del passato che è proprio dietro l’angolo.

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Rimane una domanda incessante e ricorrente: che momento arriverà a inserire questa musica, ripeto, ottimamente realizzata, come colonna sonora? Chi l’ascolterà in macchina mentre percorre l’A21? Chi se la metterà su ITunes e la ascolterà con il pessimo sistema offerto dal suo cellulare mentre è in fila per pagare una bolletta alla posta? Chi la troverà indispensabile per far sì che la malinconia di un amante perduto diventi un ricordo sbiadito?

Elementi di folk e brit-pop che paiono omaggiare un settore che non ha mai assurto a categoria per un negozio di dischi si inseguono, tutto molto bello ma anche piuttosto inutile, in fondo. E questo mi fa arrabbiare, perchè mi viene da dire che l’unica cosa che potrei dire sarebbe : carino. E io odio usare tale aggettivo.

Mi rimane una sensazione piuttosto importante: a me da l’impressione che il gruppo in sè, come concetto e entità, non ci sia più.

Ho sempre detto che dall’America dei miei adorati ispiratori, arriva l’anima del suono che mi piace ed interessa mentre dall’Inghilterra o come diavolo vogliamo chiamarla, arriva la musica fatta con il cervello.

Dove va a trovare origine la musica “carina” dei Kula Shaker?

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Per carità ( anche questa è una espressione che odio accidenti!) ci sono tutti gli elementi per non poter alzare nessuna critica alla proposta artistica in questione ma sembra che fuoriesca una idea di posa che diventa fastidiosa.

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Antonio
Bassista, cantante, scrittore. Trenta anni di rock’n’roll on the road! Dai Rocking Chairs a Luciano Ligabue, tante note e tante storie di r'n'r!