Suffragette. Partite dalla fine…

Il voto alle donne non fu un parto indolore

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Suffragette
di Sarah Gavron con Carey Mulligan, Helena Bonham Carter, Anne-Marie Duff, Meryl Streep, Brendan Gleeson, Ben Whishaw
Voto 7

Fa sempre un certo effetto conoscere una storia poco raccontata nella sua realtà, nella sua crudezza, nei dettagli di sottomissione e violenza che la caratterizzano, e soprattutto nella portata storica che ha avuto nella vita di tutti noi. Eppure, è poco nota. E forse, per parlarne, una volta tanto vale la pena di cominciare dai titoli di coda, l’aspetto più sconcertante: così si viene a sapere che in Italia era il 1946, in Inghilterra, il film è ambientato a Londra, il 1918, in Francia il 1944, e, per esempio, in Arabia Saudita il 2015 (sic), negli Emirati Arabi il 2006, in Oman il 2003, e a Monaco (!) il 1962. Per dire, non uscite sui titoli di coda, l’elenco è lungo, ne scoprirete delle belle. Suffragette, nome dispregiativo coniato dalla stampa per indicare le attiviste, racconta la storia di Maud (Carey Mulligan in un’altra vicenda di iniziazione, come An Education) operaia in fabbrica fin dagli otto anni, vittima di soprusi da parte del datore di lavoro, moglie di un uomo che sa ma tace, e mamma di un bimbo che adora. Assiste alla lotta senza quartiere delle donne per il suffragio universale. Al grido di “Vote for Women”, operaie, borghesi come Edith (Helena Bonham Carter), ragazze nubili e madri di famiglia abbandonano l’idea della protesta pacifica – che circolava già da una cinquantina d’anni – e si dedicano ad Azioni, non parole, il motto della Women’s Social and Political Union di Emmeline Pankhurst (cameo di Meryl Streep): tagliano i fili del telegrafo, fanno saltare in aria le cassette della posta, si incatenano volontariamente a cancelli e ringhiere. La vita di Maud (ricostruita mirabilmente dalla sceneggiatrice Abi Morgan attraverso documenti dell’epoca, diari e memoriali inediti) si snoda attraverso la sua condizione femminile – che lascia davvero sconcertati – e la sua presa di coscienza politica. Pagherà un prezzo altissimo. Ma cariche di polizia, indagini, arresti, scioperi della fame e campagne stampa diffamatorie non fermeranno il movimento. È il caso di dire, per la fortuna di tutte noi. Never give up the fight!

 

Ps. Il film esce per in occasione dell’anniversario dei 70 anni del primo voto alle donne in Italia. Erano le amministrative e si svolsero in cinque turni. Fu poi la volta, il 2 giugno, del referendum istituzionale monarchia-repubblica.)

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YouTube / bimdistribuzione – via Iframely

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Mariatilde Zilio
Nata a Bergamo, laureata in Filosofia, giornalista. Vive a Milano dove lavora (ad Amica, Rcs). Su Spettakolo.it non troverete mai un suo pezzo su Woody Allen: è di parte perché lo adora, anche nelle sue cose peggiori.