Attacco al potere 2. Stavolta a Londra

Seconda impresa dell'agente che salva il mondo per salvare il suo presidente

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Attacco al potere 2
di Babak Najafi. Con Gerard Butler, Aaron Eckhart, Morgan Freeman, Angela Bassett, Radha Mitchell.
Voto 5/6

Attacco al potere 1 diceva che dei coreani cattivi (però generici, non quelli politici riconoscibili, non si sa mai…) se volevano potevano attaccare la Casa Bianca. E venivano sgominati dall’agente dei servizi segreti Gerald Butler a protezione del presidente Aaron Eckart. Il modello è stato esportato: siccome non potevano attaccare di nuovo la Casa Bianca, stavolta ci sono dei pakistani cattivi (ma non quelli politici riconoscibili: solo venditori di armi che vogliono allargare il mercato. Non si sa mai…): attirano a Londra con un funerale di Stato tutti i premier del mondo e poi gli scaraventano addosso Londra fino all’ultimo mattone (ci resta secco anche il premier italiano Gusto con amante al seguito: lo sceneggiatore doveva avere in mente un po’ di propaganda sul gusto italiano…). Ma non hanno fatto i conti con l’agente Gerald Butler che protegge in trasferta il suo presidente Aaron Eckart. È ancora il solito videogame dove il nostro eroe salta, picchia, spara, guida, vola e fa battute uscendo da veri terremoti con una feritina leggera o due. Tutti gli altri cattivi ovviamente sono disintegrati come nei fumetti. Il presidente come nel primo film viene malmenato in pubblico e dice cose eroiche ma non riesce mai a terminare un discorso epocale. Il film usa la paranoia del terrorismo totale come collante emotivo. E tecnicamente funziona, anche se non ha un guizzo che è uno (sfido chiunque a farsi venire un guizzo in mezzo a un milione di colpi esplosi). Il problema è che ogni tanto qualcuno nel mezzo degli effetti speciali più complicati butta lì battute scritte da un ufficio propaganda e rovina l’effetto disastro. Di James Bond neanche l’ombra…

YouTube / M2 Pictures – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori