Pete Doherty, Bristol (ottobre 2005)

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Quella foto pixelata di Kate Moss alle prese con un cd sopra al quale era distesa una sostanza polverosa (sara stata droga…?!?) aveva davvero fatto il botto. Ogni rivista gossippara del regno parlava della super top e straparlava del suo boyfriend del momento, Pete il libertino, una delle prime rockstar del millennio e una delle ultime della storia. La casa del cantante era piantonata 24/7 dai paparazzi, e la sua Jaguar verde oliva era la vittima preferita di ogni bobby di albione.

Fu allora che il magazine Mojo mi chiese di andare in tour con la sua nuova band, gli scassatissimi, romanticissimi Babyshambles. Il brief di Wag (art director della rivista) era semplice e preciso… “porta a casa quel che puoi, anche se probabilmente sarà nulla…”.

Fin dal primo giorno intuii la titanicità dell’impresa, visto che neppure al press agent della band era permesso salire sul tour bus, che era off limits per tutti. Pete invece era oltre i limiti. Si svegliava appena dopo le 20, facendo colazione con un havana cola (3/4 di rum), un po’ di stretching di narici, e poi sul palco per il concerto. Una volta finita la performance si dirigeva backstage per l’after-party, anche se questo termine non calzava bene, direi che al confronto un baccanale romano poteva sembrare una festa delle medie. La cosa frustrante è stato assistere passivamente a tutto ciò, non fotografando, visto che la mia macchina era stata puntualmente sequestrata dalla “security” (“This is the policy mate”). Dopo 3 giorni di supplizio da spettatore passivo, il tour manager mi sussurra: “appena si sveglia stai pronto per il ritratto”.

Alle 20:05 un puntualissimo Pete mi si avvicina caracollante, chiedendomi cortese: “wanna have breakfast with me?”.

Io: “yes, screwdriver (vodka orange) for me”. Una volta consumata la nostra frugale ma energica colazione dei campioni, mi dice di accompagnarlo sul tour bus. Seduti sullo scomodissimo divano, si appresta a stendere una riga di una imprecisata (?) sostanza, estrae un libro di Verlaine dalla sua tasca, legge una poesia breve in uno stentoreo francese, strappa la pagina in questione, la arrotola come fosse una banconota da 5 pounds, ed aspira la polvere.

“Ok I’m ready, what do you want me to do?”

“Blow me a kiss Pete, please”

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Mattia Zoppellaro
Mattia Zoppellaro è nato a Rovigo nel 1977. Nel 2001 consegue il diploma in fotografia allo IED di Milano. Dopo 2 anni presso il dipartimento di fotografia di Fabrica, nel 2003 si trasferisce in Inghilterra, dove collabora con varie riviste musicali ed etichette discografiche. Realizza inoltre diversi reportage sociali (Gypsies irlandesi, Homeless di Hackney, Prigioni di massima sicurezza del Nord-Est), di costume (Cerimonie religiose nel meridione, Fiera del sesso) e sui movimenti giovanili (Rave parties europei, Punk messicani, Scena hip hop di Dakar). Attualmente vive tra Milano e Londra. Ha pubblicato su Rolling Stone, Sunday Times Magazine, El Pais Semanal, Financial Times Weekend, D e Velvet di Repubblica, Max, Mojo, NME, L’Espresso, Io Donna, Vanity Fair, GQ, Les Inrockuptibles, Colors.