Real D XL Il 3D alza la luce

26
0

Il problema del cinema 3d non sono gli occhialini ( scomodi, ma ci siamo abituti) e nemmeno il costo del biglietto (in discesa) ma la luminosità delle proiezioni, inferiori a quelle offerte dalle proiezioni tradizionali (2d). Per molti anni la tridimensionalità è stata soprattutto una questione di profondità, con oggetti che per la prima volta sembravano uscire dallo schermo del cinema e toccare lo spettatore. Oggi il 3D punta molto sulla luminosità delle immagini che, combinata al senso della distanza e della profondità, da la sensazione di vedere più campi diversi sovrapposti ed essere direttamente dentro alla scena e all’azione. Obiettivo praticamente raggiunto quando la sala cinematografica utilizza un proiettore RealD XL Cinema capace di creare una esperienza tridimensionale più coinvolgente e con una luminosità paragonabile a quella delle “pellicole” tradizionali. RealD è la più grande piattaforma per il cinema 3D con oltre 27.000 sistemi installati con 1.200 partner in 72 Paesi, 500 in italia. 15 dei 17 maggiori gruppi cinematografici del mondo adottano il sistema RealD XL – il più avanzato realizzato da RealD – che utilizzando un sistema ottico più efficiente, trattiene una quantità di luce superiore rispetto ai altri sistemi 3D concorrenti e risulta 2 volte più luminoso. Con una tecnologia che ricorda quelle delle auto ibride, che recuperano energia dal circuito frenante, il sistema RealD XL evita la dispersione della luminosità, mantenendo tutta l’energia sviluppata dalle lampade all’interno del circuito di proiezione, mentre nei sistemi tradizionali ne va dispersa una significativa quantità.
RealD ha sviluppato le proprie tecnologie basandosi sull’esperienza 3D maturata nella diffusione di lavori come Avatar, Hugo Cabret, Vita di Pi, Gravity, The Lego Movie, Star Wars: il risveglio della forza e il recente Zootropolis. Oggi RealD gira l’Italia con la Campagna Educational che spiega il 3D ai più giovani.

CONDIVIDI
Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.