Peggy Guggenheim. Art Addict. Il sesso dell’arte

Comincio con una galleria, spostò l'asse dell'arte contemporanea

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Peggy Guggenheim: Art Addict
di Lisa Immordino Vreeland
con Peggy Guggenheim, Marina Abramovic, Dore Ashton, Jacqueline B. Weld, Jeffrey Deitch.
Voto 7 e mezzo

La famiglia era stramba e ricca, se non un filo psicopatica: i grandi capitali, messi insieme alla fine dell’800 nella terra dove tutto era possibile, dai Guggenheim e dai Seligman, ex piazzisti e banchieri. Ma lei, Marguerite detta Peggy, tra i ricchi di famiglia, era la più povera: papà morì sul Titanic, milioni invece di miliardi. Un carattere ribelle, un gusto particolare per uomini sbagliati o molto particolari, un naso a cavolfiore risultato di una rinoplastica interrotta durante l’operazione (per troppo dolore) che non le impedì, insieme all’intelligenza, all’indipendenza e ai soldi, di conquistare così tanti artisti (per la galleria, per il letto, per l’altare) da cambiare la storia dell’arte usando gli artisti e i soldi come gli artisti usavano gli strumenti dell’arte. Cominciò con una galleria, oggi abbiamo a New York il famoso museo a rampa elicoidale che è a sua volta un’opera d’arte, e il suo fantasma abita ancora Venezia, dove visse a lungo, cucinò malissimo, usò un telefono a gettoni e morì: le sue ceneri stanno nel cortile con quelle dei suoi cani. La signora era brillante: nel docu della Vreeland, svelto, efficace e divertente da subito, sono riemersi nastri che si credevano perduti di un’intervista a Jacqueline Weld (già biografa) in cui Peggy spazia dai giudizi estetici ai numerosi aborti, alle considerazioni sull’amore, sul sesso, sul mercato, sul pettegolezzo e sul miscuglio ineffabile (l’addiction) che la spingeva a mescolare l’arte, gli artisti e la sua sessualità, di cui parlò anche in uno scritto autobiografico che le diede il marchio di ninfomane. Marchio su cui, nei nastri, ridacchia con allegra noncuranza, come sul resto, con una sorta di malinconia zen. Il naso tumefatto probabilmente le dava un fiuto che altri non avevano: annusava l’arte dove molti passavano inerti o disprezzavano, e colse il fil rouge tra modernismo europeo e impressionismo astratto (è una frase del film): oggi sembra normale, ma noi ci troviamo il lavoro fatto da questa autodidatta che non si adattava agli studi e ascoltava le persone giuste: per esempio diede retta a Mondrian che le disse di tenere d’occhio Pollock. Controllate il catalogo degli artisti del 900: alcuni li ha avuti, altri li ha sposati, quasi tutti li ha esposti.

 

YouTube / artribunetv – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori