Tear It Up, il nuovo video di Rigo

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Mi capita spesso di pormi una domanda, “Ma perché fanno ancora i videoclip?”. MTV ormai si chiama Canale8, la radiotelevisione è un esperimento che non ha trovato l’appeal giusto per poter diventare un format di successo, ed allora perché si continuano a produrre video? La risposta è molto semplice, si chiama YouTube.

YouTube è diventato ormai uno dei mezzi principali attraverso i quali viene ascoltata la musica. E per questo motivo il videoclip si trasforma nell’equivalente di un singolo radiofonico diventando sempre più indispensabile per poter emergere e raggiungere visibilità e condivisioni.

Ed è così che, volenti o nolenti, tutti devono sottomettersi a queste regole non scritte del mercato. È infatti da poco online il videoclip di un artista che, paradossalmente, è agli antipodi rispetto alla direzione che l’industria discografica sta prendendo. È uscito “Tear It Up il primo video di Antonio Rigo Righetti estratto da Water Hole, il suo ultimo album. Un disco che è nato, è stato registrato ed è stato prodotto seguendo alla lettera la visione che Rigo ha della musica. Una visione pura, integra e di valore. In un mondo ricco di numeri, tabelle, dati e condivisioni per Rigo la musica non è un mestiere, lo è diventato, ma è un bisogno, una pulsazione che nasce dentro di sé e che emergere nelle sue canzoni. Water Hole è questo, è la necessità di dare forma a un bisogno.

E anche la produzione ha seguito la medesima via: registrato in una domenica pomeriggio, al The Garage, coccolati dalle sapienti mani di Fabrizio Simoncioni, in presa diretta, con quasi tutte le tracce registrate con una sola take, lasciando che fossero le emozioni e la bellezza del momento a decidere la piega e l’intenzione che avrebbero preso i singoli pezzi.

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Tear it up, il cui video è stato registrato a Pavia, nell’atelier/loft di Marco Lodola, è la seconda traccia di Water Hole ed è una storia di follia e isolamento. La storia di un uomo sbeffeggiato e deriso, che vuole ribadire la sua normalità, ma che alla fine si ritrova in una stanza da solo. Un plus è l’ambientazione quasi onirica che ricalca la forte introspezione del pezzo.

Una canzone, ma più genericamente un disco, che gli amanti della musica ricca di cuore e passione potranno apprezzare.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.