TORD GUSTAVSEN
What Was Said
(ECM/Ducale)
voto: 8/9

“La gente sfugge il silenzio perché non lo sopporta. Per me è sacro e bisogna guadagnarselo. Io lo cerco nella musica”, dice Manfred Eicher, uno dei produttori discografici più importanti di sempre, fondatore nel 1969 della tedesca ECM, Editions of Contemporary Music. Una delle ultime proposte di un catalogo che ha un’impronta stilistica precisa, tutta giocata sull’emozione sottile di un suono evanescente, poetico, cameristico, impalpabile, è questo lavoro del pianista norvegese, affiancato in trio dalla voce della cantante afgano-tedesca Simin Tander e dal batterista Jarle Vespestad, suo partner di lungo corso.
copa gustavsenGustavsen, che al pianoforte aggiunge alcuni sintetizzatori, per donare un’aura atmosferica al suo incedere per sottrazione, al suo confronto inquieto – nonostante le apparenze di superficie – con un immenso giacimento di echi e di richiami. Sono quelli della tradizione popolare scandinava, rivisti in lingua pashto (dei territori tra Afghanistan e Pakistan) dal poeta B. Hamsaaya, così come quelli delle poesie del lirico per eccellenza del sufismo, Jalal al-Din Rumi, questa volta tradotti in inglese, e quelli dell’americano Kenneth Rexroth, vissuto nel secolo scorso, anticipatore dell’estetica beat.
Una voce evocativa e nitida e una batteria dalla punteggiatura sempre presente e articolata completano un’esplorazione che è un continuo riferimento a congiunzioni “umane” che hanno il sapore ancestrale di ponti lanciati tra universi che già si toccavano senza che lo sapessimo, tra risonanze che appiattiscono i contesti di riferimento per ritrovare solamente la motivazione universale del “necessario” pulsare verso l’altrove, lo spirituale, l’essenziale. E che fa del jazz, a volte accento appena sospirato, a volte protagonista in punta di piedi, a volte stimolo sottopelle, il propulsore di un sentire fatto più di brividi che di all’erta dei sensi.
Se a volte rammentano un dimenticato ensemble di Gustavsen, Susannah and the Magical Orchestra, le reflessioni distillate in questo cd richiedono un approccio attento, quasi impegnativo nella necessità di ascoltare ogni più quieta sfumatura, ogni più mediata impennata, perché non sono solo le note e le melodie che i tre mettono in campo ad avere un peso specifico emozionale importantissimo, ma altrettanto significativo e vero e importante è il coagulo di silenzio e di sospensione che si crea immediatamente attorno a esse.

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Raffaello Carabini
Che dire? Basta citare la cura di oltre 250 cd compilation di new age, jazz, world e quant’altro? Bastano una ventina d’anni di direzione artistica dell’Etnofestival di San Marino? Bastano i dieci come direttore responsabile di Jazz Magazine, Acid Jazz, New Age Music & New Sounds, Etnica & World Music? Oppure, e magari meglio, è sufficiente informare che sono simpatico, tollerante, intelligente... Con quella punta di modestia, che non guasta mai.