I nuovi Hippy suonano nella foresta

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“Chiunque può e dovrebbe suonare,  non è necessario conoscere le note,  è sufficiente avere passione e ritmo. La musica percepirà il tuo entusiasmo e ti seguirà” Tiago De Oliveira Gusmao, musicista.

Gli hippy che troverete a Woodstock o a Goa, in India, sono il ricordo remoto di quel movimento nato negli anni ’60. Invecchiati ed imbolsiti, alcuni cercano di mantenere l’aspetto di quell’epoca lontana, rischiando talvolta di risultare un po’ patetici.

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Per ritrovarvi nelle nuove comunità collegate alla filosofia del “peace and love” dovete prendere l’aereo e sbarcare a Salvador de Bahia, Brasile. Da qui prendere l’Omnibus che in otto ore vi porterà a Palmeiras, nella Chapada Diamantina, antico territorio dei cercatori di pietre preziose e, più tardi, di piantagioni di caffè. Sosterete qualche minuto nella stazione di Lencois, villaggio dove il chitarrista dei Led Zeppelin, Jimmy Page, visse un breve periodo e si sposò con l’argentina Jimena. Ancora un’ora di macchina sulle turbolente strade della Vale do Capao e raggiungerete la Vila do Capao.

Il piccolo villaggio è circondato da una fitta foresta  dalla quale spuntano imponenti ed inquietanti montagne dalla cima piatta, che danno origine a splendide cascate d’acqua alla cui base si formano spumeggianti piscine naturali. Le aquile volteggiano silenziose nel cielo mentre nella mata (bosco) potete incrociare scimmie, lucertoloni, uccelli e farfalle dai colori più svariati e, molto più raramente, serpenti, puma e giaguari.

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In questo luogo, isolato dalla più effimera civiltà moderna, oltre ai nativi, vivono numerose comunità hippy. In comune tra loro vi è una profonda spiritualità, incoraggiata dalla magia del posto, un immenso amore per la natura e per la musica. Sono arrivati qui da tutto il Brasile, ma anche dall’Italia, Argentina, Venezuela, Cile, Giappone, Francia e chissà da dove ancora.

In onore al motto “peace and love”, hanno preso alla lettera soprattutto la seconda parola, fecondando riccamente la generazione del futuro. I bimbi sono tanti quanto gli adulti e, come i genitori, hanno già confidenza con la natura e con la musica. Sì, qui nel Capao tutti suonano, cantano e ballano in un clima da “All You Need Is Love”. Tutti conoscono l’uso di uno strumento, qualcuno anche più di uno.

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Tiago De Oliveira Gusmao, dotato di orecchio assoluto, li suona bene quasi tutti: chitarra, mandolino, armonica, fisarmonica, violino, flauto ed ogni tipo di percussione. Probabilmente avrebbe potuto incidere da solo una versione brasiliana di “Tubular Bells”. La sua compagna, Carolina, italiana trasferitasi grazie ad una borsa di studio in quel Paese e, dopo aver a lungo vagato, stabilitasi in quella magica valle,  completa il cerchio musicale cantando, suonando, ballando e percuotendo ad un ritmo superbo tamburi e tamburelli. Chiunque passi per la loro accogliente casa, rigorosamente realizzata in argilla, raccoglie uno strumento e si unisce alla coinvolgente cerimonia.

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La coppia anima vari progetti musicali insieme e separatamente: “Enarmonia”, musica organica ispirata ai suoni della natura, “Cià das Estreias”, fusione di musiche e danze arabo-mediterranee presentate con lo spettacolo “Perfume Cigano”, “Bando Passarim” proposte di musica afro-brasiliana. Inoltre, Tiago, oltre ad insegnare musica, è impegnato in due formazioni di Forrò, musica popolare del nordeste brasiliano e nel Grupo Instrumental do Capao, formazione che miscela il ritmo brasiliano ad un jazz ipnotico e nella quale milita un altro musicista italiano, il pianista Stefano Cortese che, come fece Fitzcarraldo con la barca, ha fatto trasportare il suo pianoforte nella foresta del Capao.

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Carolina, la cui voce ricorda la dolcezza di Joan Baez e la potenza di Grace Slick, oltre alle formazioni già segnalate, partecipa al gruppo di canti sciamanici “Sweet Eagle Tribe” e al gruppo corale “Dancas da Paz Universal”. Quando la coppia si sposta, con i due meravigliosi e biondissimi bimbi, ha con se più borse della principessa Kate, solo che nelle loro ci sono solo strumenti musicali. Lavorare e guadagnare con la musica non è facile, ma in Brasile è più semplice che altrove. Ad esempio, il governo della Bahia finanzia progetti di educazione  e di diffusione del patrimonio culturale musicale. Non è poco. Nel piccolo villaggio si svolgono importanti Festival di Jazz, Raggae ed altri ancora.

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La domenica, nella piazza della Vila do Capao, si tiene il mercato. Tra le bancarelle di ortaggi e frutta, cibo fondamentale per una popolazione principalmente vegetariana, oltre i nativi, sfilano giovani con il classico abbigliamento hippy. Il clima della festa è contagioso, ragazze e ragazzi arrivano dalle loro piccole case sparse nella mata e si abbracciano con affetto. Tutti si conoscono. Anche in quell’occasione, spontaneamente, nasce la musica, mentre decine di bimbi ballano divertiti.

Le giornate sono sempre uguali nella loro semplicità. La musica è sempre diversa nella sua unicità. Se vuoi cambiare la tua vita, se desideri immergerti nella leggerezza della natura, se vuoi allontanarti dai falsi valori, se desideri essere libero … la strada te l’ho indicata. Mia figlia Carolina l’ha percorsa ed è felice.

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Massimo Bonelli
Ex Direttore Generale della Sony Music, ha trascorso 35 anni nel mondo del marketing e della promozione discografica, sempre accompagnato da una grande passione per la musica. Lavorava alla EMI quando, in un periodo di grande creatività musicale, John Lennon, Paul McCartney e George Harrison hanno iniziato produzioni proprie di alto livello e i Pink Floyd hanno fatto i loro album più importanti. Sino a quando, con i Duran Duran da una parte ed il punk dall’altra, è arrivato il decennio più controverso della musica.In CBS (più tardi Sony), ha contribuito alla ricerca e al lancio di un numero considerevole di artisti, alcuni “mordi e fuggi” come Spandau Ballet o Europe, altri storici come Bob Dylan, Bruce Springsteen, Cindy Lauper, Franco Battiato, George Michael, Claudio Baglioni, Jovanotti, Pearl Jam, Francesco De Gregori, Fiorella Mannoia e tanti altri…Si fatica davvero a individuare un artista con il quale non abbia mai lavorato, nel corso della sua lunga vita tra pop e rock.