Il Simbolismo? Troppo grande ma bello

Chi c'è e chi manca in mostra a Palazzo Reale fino al 5 giugno

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Attilio Mussino, Il sonno, i sogni. 1905

Bella la mostra Il Simbolismo in corso al Palazzo Reale di Milano (fino al 5 giugno). Consiglio di vederla anche se nasconde un piccolo/grande difetto: è troppo grande. Troppa roba, probabilmente a volere coprire – ma è un errore – un difetto diciamo così originario: sono poco rappresentati i due artisti che si possono consideare come ispiratori, se non veri e propri fondatori, del movimento: Arnold Böcklin e Gustave Moreau (di cui ci sono un paio di operine abbastanza insignificanti). Dell’Isola dei morti di Böcklin c’è una copia di Otto Vermerhen del 1900.
In verità mancano anche i Preraffaelliti inglesi che – soprattutto nelle loro declinazioni delle opere di Shakespeare e Dante – di simbolista hanno parecchio. Ma nonostante queste lacune la mostra è davvero bella e intrigante.
È questo l’ultimo movimento che si può definire a pieno titolo “figurativo”. Alla svolta del secolo Freud, Einstein, Picasso, Kandinskij (e Duchamp ovviamente) daranno tutta una diversa impronta all’arte e all’espressione in genere.
E questo canto del cigno dell’arte figurativa non tradisce – quasi fosse consapevole della sua “caducità” – le aspettative: è una pittura ricca, ridondante, allusiva, piena, straordinariamente densa.
Il suo ispiratore letterario è Baudelaire e tutta la poetica dell’autore si riflette nei suoi epigoni figurativi. Il senso di decadenza, l’elusività, la nostalgia, il trauma della modernità. Quest’ultima soprattutto è evidente: l’autore dei Fiori del Male è conscio di assistere alla fine di un’epoca. E se sa riconoscere subito l’autore di una poetica tutta nuova e moderna, Edgar Allan Poe, cui garantisce il successo europeo, non si disincaglia dalle griglie dell’Ottocento.

E così è pure per l’espressione pittorica: i temi sono nuovi ma espressi con un irreprimibile senso del classico: la voluttà della morte, il contrasto tra bene e male, luce e tenebre, l’alienazione dell’anima (anche la mostra è efficacemente divisa in sezioni) rimangono profondamente legati alla cultura visiva dell’Ottocento. Qualche tentativo tecnico (divisionista soprattutto), un erotismo esasperato, certi cupi toni satanici non chiudono il passo necessario a inaugurare la modernità.
Ma i protagonisti sono talenti straordinari. E non solo i “grandi”: Redon, Klinger, Félicien Rops, ma anche quelli meno considerati: Giulio Aristide Sartorio, Mario De Maria, Galileo Chini, Ettore Tito, Gaetano Previati, Francesco Lojacono, Leo Putz, Albert von Keller, Gustave Courtois, Franz von Stuck…
Una segnalazione: c’è un bellissimo dipinto, Il sonno, i sogni del 1905. È di Attilio Mussino. Sì il mitico “Attilio”, illustratore di Pinocchio: era anche, a giudicare dal quadro, un pittore di straordinario talento.

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Gabriele Miccichè
Lavora nell’editoria dal 1977. A Palermo nella casa editrice Sellerio fino al 1984, poi a Milano presso Gabriele Mazzotta. Dal 1989 è socio e art director dello studio editoriale Ready-made. Le sue passioni sono la letteratura, la grafica, l’arte urbana (ha organizzato mostre sulla net-art e sui writers). Ha pubblicato Giambattista Bodoni e l’arte della tipografia (Edizioni Università IULM, Milano 2013). Collabora con le riviste Bell’Italia e Bell’Europa.