Banksi o Gunningham? Non è un problema

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Mi sono sempre chiesto come fosse possibile che, semplicemente togliendo gli occhiali, nessuno si accorgesse che Clark Kent fosse anche Superman. Oppure che a Zorro bastasse una semplice mascherina di carnevale sugli occhi per far sì che nessuno riconoscesse quegli inconfondibili baffetti appartenenti a Diego de la Vega.
Dando per scontato che è impossibile che tutto il mondo soffra di prosopagnosia – quella malattia neurologica che impedisce di riconoscere i volti anche delle persone a noi più familiari – la risposta è un’altra e si chiama sospensione dell’incredulità, ovvero la volontà conscia da parte del lettore, spettatore eccetera, di ignorare ciò che è così evidente da risultare quasi comico. Qualcosa che anche Shakespeare conosceva molto bene, quasi quanto Oliver Sacks e i suoi meravigliosi libri. Naturalmente questo meccanismo non funziona nella vita reale. Altrimenti sarebbe sufficiente che inforcassi un paio di occhiali da sole per essere scambiato per José Feliciano, Ray Charles o addirittura Stevie Wonder dalla mia stessa madre.
Poi c’è chi fa di tutto per non essere riconosciuto, per rimanere nell’ombra, malgrado il mondo voglia testardamente scoprirne l’identità. Non è infatti riuscito a mantenere l’anonimato il collettivo Wu Ming, o Steven King quando firmava alcuni romanzi come Richard Bachman e via dicendo.
Sembra quasi un paradosso: chi cerca la notorietà viene spesso ignorato, mentre chi vorrebbe restare nell’ombra subisce attenzioni e investigazioni che, se applicate alla criminalità, ci avrebbero già liberato da un tale flagello. Vedi per esempio il caso Elena Ferrante che, se desidera restare nell’ombra avrà pure i suoi buoni motivi.
L’ultimo “attenzionato” da tanto frastuono mediatico è stato l’artista/writer Banksi – ne abbiamo già parlato qui a proposito della sua Dismaland e qui, in occasione di San Valentino.
I giornali si sono sperticati e sbilanciati in clamorose rivelazioni su chi fosse il misterioso artista, basandosi su presunte indagini di geotagging – solitamente utilizzato per scoprire terroristi e simili – eseguite dai ricercatori della Queen Mary University di Londra e pubblicate sul Journal of Spacial Science, attribuendo a un certo Robin Gunningham di Bristol l’identità segreta di Banksi.
Poi salta fuori che è semplicemente una congettura basata su voci che circolano da anni, ma che non hanno mai trovato un fondamento solido. Insomma, il solito fumo per riempire le pagine web di giornali che ormai campano più sul pettegolezzo che le notizie.
Meglio così, perché questo è proprio un tipico caso in cui voglio applicare la sospensione dell’incredulità. Non voglio sapere chi sia Banksi e tanto meno voglio associarlo a quell’uomo che appare nella foto che ha girato il mondo. Voglio che rimanga tutto quanto un mistero, voglio illudermi che ci sia ancora spazio per chi rifiuta l’apparenza, la fama fine a se stessa, voglio che Zorro continui a incidere la sua zeta senza che nessuno sappia chi sia veramente.

Robin Gunningham
Robin Gunningham
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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...