Marlene Kuntz dal vivo. Complimenti per la festa

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Una band in stato di grazia, cattiva il giusto e pienamente consapevole della propria forza espressiva. Questi sono i Marlene Kuntz di Lunga attesa: un disco solidissimo, ricco di belle canzoni, anche se non forse ispirato come il precedente Nella tua luce, tra i tre più belli dell’intera discografia. Si tratta comunque di un lavoro ampiamente sopra la media espressa dal rock italiano e dal vivo i Marlene, pur navigando ormai verso la cinquantina, dimostrano di essere ancora credibilissimi e devastanti come pochi altri.
Il concerto al Pika Club di Verona, organizzato dall’Emporio Malkovich, ha richiamato un buon numero di fan vecchi e nuovi della band cuneese. Prima dell’inizio la proiezione di Marlene Kuntz. Complimenti per la festa, il film documentario diretto da Sebastiano Luca Insinga sulla realizzazione di Catartica e sul tour del ventennale che ne è seguito. Un documento sincero e appassionato che focalizza bene quel particolare periodo storico del rock italiano alla metà degli anni ’90. Come ben sa chi ha alle spalle decine di concerti dei Marlene l’incipit non è mai, salvo rare eccezioni, dedicato a un singolo o a un pezzo da novanta.
E anche in questa occasione non si smentiscono partendo con La città dormitorio, dall’ultimo album, a cui fanno seguire il primo singolo Fecondità, capace di far subito alzare la temperatura. L’attitudine rock è quasi sfrontata e Godano e compagni infilano un’accoppiata micidiale con L’odio migliore e Cara è la fine, i brani di apertura di Ho ucciso paranoia (1999) e Che cosa vedi (2000).
Le nuove canzoni sono abilmente intrecciate coi classici della propria produzione come A fior di pelle, tratta dallo splendido Senza peso (2003), La canzone che scrivo per te e la travolgente Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde), che scatena il pogo nel locale. Cristiano Godano già dal terzo pezzo è madido di sudore e la sua consumata presenza scenica è ottimamente assecondata da Riccardo Tesio alla chitarra, Luca Bergia alla batteria e Luca Lagash Saporiti al basso.
I quattro sono una macchina da guerra, a proprio agio sia sui pezzi nuovi, tra cui spiccano Sulla strada dei ricordi, La noia e Niente di nuovo, dall’incedere quasi metal, che nel recupero di brani meno celebrati ma assai ispirati come Osja, amore mio, Io e me e La lira di Narciso. Leda si candida autorevolmente come prossimo singolo nel segno del rock ma nel finale l’anima più intimista dei Marlene si palesa con Una canzone arresa, Paolo anima salva e l’acclamatissima Nuotando nell’aria, unica concessione al già celebrato album d’esordio.
In realtà manca all’appello anche Il vile (1996) e in sede di bis i quattro tirano fuori dal cilindro una dilatata Ape Regina, che manda in visibilio il pubblico. Ma non è ancora finita e i titoli di coda scorrono su Bellezza, forse la loro ballata più bella, che chiude al meglio un concerto quasi perfetto. I Marlene sanno emozionare sia quando innalzano muri sonici che quando rallentano avvolgendo nelle loro spire di dolcezza e poesia.

Scaletta della serata:

La città dormitorio
Fecondità
L’odio migliore
Cara è la fine
Narrazione
A fior di pelle
Lunga attesa
Osja, amore mio
Sulla strada dei ricordi
La noia
La canzone che scrivo per te
Il genio (l’importanza di essere Oscar Wilde)
Niente di nuovo
Leda
Io e me
La lira di Narciso
Una canzone arresa
Paolo anima salva
Nuotando nell’aria
Ape regina
Bellezza

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Fabio Nappi
Nato a Trento nel 1973. Laureato in giurisprudenza. Giornalista pubblicista, scrivo dal 2004 di musica e spettacoli sulle pagine del Corriere del Trentino - Alto Adige. Appassionato di musica di (quasi) tutti i generi: cantautori italiani e grandi del rock internazionale in primis. Colleziono compulsivamente cd e amo seguire i concerti dal vivo. Cinema, viaggi, libri e calcio (faccio pure l'arbitro) le altre mie passioni.