La comune. Da condivisi a divisi

Un amore in Danimarca. Forse per l'utopia

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La comune
di Thomas Vinterberg
con Trine Dyrholm, Ulrich Thomsen, Helene Reingaard Neumann, Martha Sophie Wallstrom Hansen
Voto 7/8

L’eredità di una casa di famiglia troppo grande anche per un architetto, una moglie conduttrice di telegiornali in bianco e nero felice ma non troppo che sente il bisogno di sentire voci nuove in casa, amici un po’ bislacchi un po’ no, una figlia adolescente, gli anni settanta in Danimarca, lontano lontano il Vietnam: ecco come si mette in piedi una comune di borghesi di una certa età (ricchi, poveri, belli, brutti, facili, difficili, in coppia e no) che mangiano tutti insieme, sguazzano nudi e nordici nel Baltico e si chiedono  a fine giornata “come va da quelle parti?”. Poi la vita ci mette un paio di zampini: un bambino dal cuore debolissimo che continua a ripetere che non arriverà a 9 anni (metafora, metafora!) e l’architetto che ha un nuovo amore improvviso e inspiegabile, la solita storia: una specie di versione giovane della moglie. La moglie propone di portarla nella comune, dove tutto viene gestito a tavola in riunioni un po’ bonarie e un po’ schizzate. Ma qualcosa si rompe: un amore di decenni che diventa un non amore, sotto gli occhi, ogni giorno e ogni notte, porta alla tristezza, e poi alla follia, quella vera, piano, attraverso segni patetici, poi grotteschi, poi insopportabili . Diventare soli in una comune: può esserci destino più triste? E progetto più fallito? Può essere inspiegabile come la vita troppo breve di un bambino che si spegne… Un altro duro colpo inferto allo spettatore sensibile dal regista di Festen (e Il sospetto) in una produzione Zentropa (Lars Von Trier), assolutamente priva di luoghi comuni sugli anni Settanta (o forse in Nord Europa erano piu’ sterilizzati e semplici) e di nuovo, sulla famiglia.

YouTube / bimdistribuzione – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori