Daniele Silvestri fa tappa a Padova con il suo “Acrobati in tour” (racconto e scaletta)

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Foto dal profilo Facebook di Daniele Silvestri

L’Acrobati in tour di Daniele Silvestri ieri sera ha fatto tappa da Padova, per circa 3 ore di musica e ben 30 canzoni.
Per il suo primo tour teatrale, il cantautore romano ha deciso di orientare la quasi totalità dello spettacolo sui brani dell’ultimo disco Acrobati (qui la nostra recensione) e in generale sulle canzoni più recenti: in tutta la scaletta, infatti, si contano ben 11 brani del nuovo album, altre 11 del periodo 2007-2015 e solo 8 della discografia relativa ai primi anni di carriera, concentrate quasi tutte nella parte finale del concerto.
La scenografia si presenta come una sorta di cartolina di una città qualsiasi, che per stile potrebbe assomigliare ad Amsterdam, con case una accanto all’altra, ed uno schermo led centrale che ad ogni canzone presenta un portone diverso, quasi a volerci portare a fare una sorta di gita turistica tra le canzoni, e soffermarsi davanti ai vari portoni come davanti ad un quadro per ascoltare l’audioguida di quelle storie.
La band, sistemata su più piani quasi fosse un condominio, è formata da Daniele Fiaschi alla chitarra, Gianluca Misiti e Duilio Galioto alle tastiere, Piero Monterisi alla batteria, Gabriele Lazzarotti al basso, Marco Santoro alla tromba, al fagotto e ai cori, e Sebastiano De Gennaro alle percussioni.
Il concerto inizia con il solo Silvestri al pianoforte che intona La mia verità, primo di ben 7 brani consecutivi del nuovo album, inframezzati solo da Senza far rumore e Tutta colpa di Freud. Forse la massiccia presenza di nuove canzoni frena l’entusiasmo iniziale del pubblico, che inizia a sentirsi coinvolto solo sulle note dell’ultimo singolo Quali alibi e sulle successive Ma che discorsi e L’appello, tratte dal precedente lavoro S.C.O.T.C.H.
Di grande intensità Sulle rive dell’Arrone, brano tra i più validi ma meno considerati de Il latitante, seguita da Il mio nemico, primo pezzo “storico” in scaletta, che va a chiudere la prima parte di concerto.
Intervallo e cambio di scenografia: il panorama cittadino lascia spazio ad un circo, per la precisione il Magical Mystery Circus (dal chiaro riferimento beatlesiano), la band torna sul palco vestita da circensi e funamboli, con Silvestri nelle vesti di capobanda, le canzoni iniziano ad essere più alternate tra nuova e vecchia produzione e il coinvolgimento del pubblico diventa maggiore. E’ la volta quindi di Monetine, seguita da altri 3 brani del nuovo album (L’orologio, Acrobati, A dispetto dei pronostici), per arrivare a Il flamenco della doccia, che viene accolta da un vero e proprio boato, segno che evidentemente in sala si aspettava con ansia l’esecuzione di canzoni “vecchie”. Spigolo tondo, tratta dal progetto FabiSilvestriGazzè, e La guerra del sale, con la presenza virtuale di Caparezza sullo schermo, chiudono la seconda parte dello show.
E’ il momento dei bis: si parte con l’intensità e l’impegno politico di A bocca chiusa, poi la scenografia viene del tutto smontata, lasciando il palco “nudo”, ed è il momento delle richieste: per questo tour teatrale, infatti, sul sito ufficiale del cantautore era possibilie votare per ogni concerto due canzoni a scelta tra tutta la sua produzione, e la promessa (mantenuta) era di suonare ogni sera le prime due classificate e così, tra le vincitrici e altre richieste arrivate dalla sala, arrivano L’autostrada, Sornione, L’Y10 bordeaux e Occhi da orientale.
Il concerto volge al termine, e Salirò fa finalmente scattare in piedi tutto il Gran Teatro Geox, prima degli ultimi due classici, ovvero Aria e l’immancabile gran finale con Cohiba, che va a chiudere lo show dopo circa tre ore di live.
Un concerto che fatica a decollare nella prima parte, probabilmente a causa della sovrabbondanza di canzoni recenti, ma che si riscatta nel secondo tempo, quando il ritmo diventa più sostenuto e fanno la loro comparsa i pezzi storici della carriera del cantautore romano, coinvolgendo maggiormente il pubblico e alzando il livello del live.

Ecco la scaletta del concerto:
1. La verità
2. La mia casa
3. Un altro bicchiere
4. La mia routine
5. Senza far rumore
6. Tutta colpa di Freud
7. Pochi giorni
8. Monolocale
9. Quali alibi
10. Ma che discorsi
11. Precario è il mondo
12. L’appello
13. Le navi
14. Sulle rive dell’Arrone
15. Il mio nemico

16. Monetine
17. L’orologio
18. Acrobati
19. A dispetto dei pronostici
20. Il flamenco della doccia
21. Spigolo tondo
22. La guerra del sale

23. A bocca chiusa
24. L’autostrada
25. Sornione
26. L’Y10 bordeaux
27. Occhi da orientale
28. Salirò

29. Aria
30. Cohiba

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".