Hernandez & Sampedro: dicotomia & chitarre inc.

Secondo album per i ravennati Hernandez & Sampedro, appassionati portatori sani di West Coast Sound, rock and roll e qualsiasi genere di musica possa contenere belle armonie vocali e tante chitarre.

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Hernandez & Sampredro

Dichotomy

(Route 61)

Voto: 7+

“Dicotomìa s. f. [dal gr. διχοτομία «divisione in due parti», comp. di διχο- (v. dico-) e tema di τέμνω «tagliare» (v. -tomia)]. – In genere, divisione o suddivisione in due parti (anche in senso fig., per es. la scissione o frattura o una forte divergenza di opinioni in un organo direttivo, in un partito o sindacato, ecc.); bipartizione, separazione netta tra due elementi: d. tra sentimento e ragione; una rigida, profonda, insanabile d.; s’è aperta una d. all’interno dello schieramento; in filologia testuale, si ha dicotomia quando lo stemma risulta bipartito.” (Cit: Treccani on line)

A parere di chi scrive, la dicotomia di questo disco è molto meno accentuata di quanto il titolo voglia dare a intendere. Testi e musiche si completano senza inciampare o appesantirsi reciprocamente. Le due voci e le chitarre, elettriche e acustiche, ritmiche e soliste, vanno d’amore e d’accordo, idem la sezione ritmica con quella melodica. Il lato acustico si sposa molto bene con quello elettrico, tant’è vero che le composizioni potrebbero tranquillamente essere invertite (da versione acustica a versione elettrica e viceversa) senza che la cosa abbia a che nuocere al singolo brano o al contesto del lavoro.HS Dichotomy (2016) - front cover (stampa)

Così, senza ricercare particolari novità sonore e affidandosi a muse molto west coast style anni ’70 (ma non solo, io ci ho sentito dentro anche Long Ryders e True Believers…) e a una buona vena compositiva, Luca “Hernandez” Damassa (prima voce, chitarre ritmiche acustiche, cori), Mauro “Sampedro” Giorgi (chitarre soliste acustiche ed elettriche, seconda voce, prima voce in “Time to Go” e cori) e i loro accompagnatori (Alessandro Carrozzo, Paolo Rubboli, il produttore dell’album e organista Giuliano Guerrini, Federico Baldassarri, Mirko Pacilio, Mary Cutruiello e Daniel zur Nieden) confezionano un secondo lavoro più che buono e dal suono gradevolmente yankee. Particolarmente piacevoli le liriche, in inglese, che riescono a rendere bene il senso del tema principale, raccontando le contrapposizioni tra (cito le parole della band) odio e amore, bianco e nero, vita e morte, equilibrio e follia. Quel senso di dicotomia palese che, pure enfatizzato da tanto di suono di puntina su vinile (gradito, devo ammettere) a separare le due facciate, non riesce altrettanto dal punto di vista prettamente contestuale. Voglio dire: un atto veramente dicotomico, la vera provocazione dell’Artista a tutto tondo, sarebbe stato quello pubblicare un pari numero di buone canzoni e di invereconde ciofeche. Qui ci sono solo dieci canzoni e tutte più che buone. Mai, mai fidarsi fino in fondo dei musicisti…

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Fulvio Bacci è nato, vive e lavora a Milano. È appassionato di storia, in particolare medioevo, e musica, cinema, lettura, basket, rugby, Irlanda e Scozia. Canta nella rock band milanese Minshara. Non è sposato e non ha figli. Si diletta di scrittura ma proprio perché non ha niente di meglio da fare. Fumatore accanito. Non ha soprannomi tranne “Ginocchio”. Ha amici molto spiritosi.

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