Esiste la location “perfetta” per un concerto?

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Paul McCartney Out There Tour 2013

I Rolling Stones al Circo Massimo nel 2013. Quest’anno Bruce Springsteen e David Gilmour. Lo stesso Gilmour che si esibirà per un concerto-evento a Pompei, seguito da Elton John. Possiamo dire che da qualche anno a questa parte, ma in particolare da quest’estate, stiamo assistendo a un’evoluzione delle location utilizzate per fare concerti.

Ho pensato ai tanti concerti che ho visto, ai vari contesti visitati negli anni, alle diverse emozioni provate, e mi è venuto istintivo provare a definire quella che può essere considerata la location perfetta per fare musica dal vivo.

Prima di iniziare è opportuno, purtroppo, fare una premessa: in Italia non siamo messi molto bene sotto questo aspetto. Nonostante quello dei concerti sia un busines sempre più richiesto, non esistono location costruite apposta per fare concerti, ma sono tutte situazioni adattante “anche” alla musica dal vivo.

In tanti anni mi sono ritrovato nei contesti più differenti: dagli oltre 180.000 del primo Campovolo di Luciano Ligabue, alle 30 persone del concerto di Joshua Radin, cantante folk statunitense, presente al Video Sound Art Festival di Milano lo scorso luglio.

Nonostante sia stato nel mare infinito di Campovolo e per quanto rimanga sempre affascinato dalla potenza avvolgente di San Siro, non sono un fan dei grandi spazi e delle grandi arene. Dei tanti tour che ho visto di Luciano Ligabue, ad esempio, quello che conservo maggiormente nel cuore, è “Mondovisione – Piccole Città” fatto nel 2014. Location piccole, con un massimo di 3.000 posti, partendo da Correggio, sua città Natale. Ricordo come fosse ieri l’espressione di stupore e gioia che ho provato entrando nella palestra di Correggio, con il palco che occupava più di metà parterre. La possibilità di avere l’artista a due passi, sentire il “contatto” con lui, poter leggere il suo sguardo, è per me una delle priorità quando vado ad un concerto.

Però se penso ai grandi concerti e alle grandi arene, il primo pensiero che mi viene in mente è sempre lo stesso: quello di Paul McCartney, all’Hard Rock Calling di Londra, il 27 Giugno 2010. Le emozioni di quella giornata sono ancora fisse nella mia mente: trovarsi a due passi da una leggenda vivente è stata una delle gioie più intense che abbia mai provato. Tutte le volte che penso che sono andato a Londra proprio tra lo scritto e l’orale di un importante esame universitario sorrido dicendo che certe emozioni valgono più di un 30 su un libretto. Per non parlare della pelle d’oca che mi viene tutte le volte che penso al calore di San Siro durante un concerto di Bruce Springsteen e a quanto Our love is real. San Siro non è uno stadio qualunque. San Siro ti sovrasta, ti sommerge. Ti incute timore, ma ti protegge allo stesso tempo, con l’urlo di 80.000 persone che cantano in coro.

Però quando si parla di pelle d’oca penso immediatamente a Verona, all’Arena. Location nella quale ho visto alcuni dei più intensi concerti di sempre, come quando, il 25 Giugno 2013, Paul McCartney la illuminò di musica e poesia. O alla bellezza che emana un teatro. O anche ai grandi palazzetti, come quello di Torino e al meraviglioso abbraccio che il pubblico riservò a Bono Vox, durante l’Innocence and Experience Tour degli U2, mentre cantava Iris, canzone dedicata alla madre scomparsa. Perché, nonostante spesso molte persone non li apprezzino a dovere, in realtà i palazzetti a volte regalano grandi emozioni anche solo per il fatto di essere il perfetto anello di congiunzione tra uno stadio e un club.

In parole povere continuo a domandarmi quale sia il luogo migliore per fare concerti. Forse il luogo migliore, specialmente in Italia, non esiste. Forse, alla fine di tutto, l’unica cosa che conta davvero è la passione, l’emozione che una canzone è in grado di sprigionare.

E forse è una fortuna che sia così.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.