Dal bar al cinema, a Milano arriva il biglietto sospeso

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Quella del caffè sospeso è divenuta negli ultimi anni una pratica abituale e piacevolmente diffusa; essa ha origini antichissime, sebbene diversi sono i racconti che ne descrivono i natali.

Alcuni sostengono che era d’uso un tempo che -in una giornata particolarmente felice in cui c’era qualcosa di importante da festeggiare- chi entrasse nei bar della cittá di Napoli, dove il caffè è un’arte, un culto e un vanto, pagasse la propria consumazione e ne lasciasse un’altra pagata e “sospesa” per il cliente successivo. In questo modo, un cliente meno abbiente che fosse passato per quel bar e ne avesse fatto richiesta, poteva usufruire del caffè rimasto sospeso e festeggiare idealmente con lo sconosciuto che lo aveva preceduto.

Altri raccontano invece che l’usanza sia nata per via delle dispute da bar tra amici, dove accadeva talvolta che –nel trambusto e per l’incertezza di chi aveva consumato e chi riteneva di dover pagare per gli altri- si finisse per pagare un caffè che non era stato consumato ed in quel caso, per un gesto di solidarietà -anziché farsi ridare indietro i soldi non spesi-, si preferiva lasciare un caffè pagato ed offrirlo perciò ad un ignaro e casuale consumatore successivo.

Non si conoscono bene le origini della tradizione del caffè sospeso, resta il fatto che tutt’oggi a Napoli e –pian, piano- nell’intero Belpaese, la pratica abbia trovato fortuna e sia stata accolta con simpatia, tanto da oltrepassare i confini italici e raggiungere New Castle ma anche la Bulgaria, l’Irlanda, la Spagna, la Francia, il Belgio, la Grecia, la Finlandia, il Canada e persino l’Argentina dove –con la “variante” dell’Empanada pendiente- la pratica ha iniziato a far parte delle tradizioni alimentari del Paese.

Nel 2010 due piccole librerie di Polla e Palermo hanno copiato l’idea dalla tradizione partenopea e l’hanno trasferita sui libri: la prassi del libro sospeso prevedeva che, chiunque entrasse in una di queste libreria potesse acquistare un libro per sé e decidere, qualora ne avesse avuto voglia, di  “regalare” ad un cliente successivo un testo a propria scelta. Al gesto solidale si legava perciò in questo caso un progetto culturale di scambio e condivisione; un passaggio di titoli, un interessante andirivieni intellettuale, istruttivo e formativo.

Ed è proprio al filone educativo e culturale che si pensa se si guarda all’iniziativa del biglietto sospeso messa in pratica dal cinema Centrale di via Torino a Milano, il primo cinema aperto nel 1907 nella capitale italiana della moda, tradizionale ma fuori dalle grandi distribuzioni con i suoi 195 posti ripartiti in due sale. I gestori hanno spiegato che il loro obiettivo è puntare sulla qualità e talvolta sul cinema di niccha ed anche per questo hanno deciso di dare la possibilità a chi frequenta le loro sale, di lasciare un biglietto pagato per uno sconosciuto che può, all’occorrenza, anche prenotarlo online. Grazie all’iniziativa telematica sono infatti arrivate visite e richieste anche da altre città, soprattutto da Roma in giù. All’ingresso del cinema è stata posta una teca, dove chiunque decida di donare un biglietto sospeso, può inserire la ricevuta; chi ne usufruisce può a sua volta lasciare un ringraziamento anonimo su una card predisposta. Un’iniziativa bella ed innovativa che fa bene al cuore ed anche al cinema di qualità.

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Classe 1991, calabrese, testarda e abitudinaria. Diplomata al Classico, oggi sono una studentessa di Giurisprudenza presso l’Università di Salerno che spera, un giorno, di far diventare l’amore per la penna il suo mestiere. Amo il mare – soprattutto quello di casa mia – e vivo spesso con la valigia tra le mani perché mi piace viaggiare e scoprire posti nuovi. Le grandi passioni della mia vita però sono soprattutto tre: la politica, la scrittura e Luciano Ligabue. Ho così tanti sogni nel cassetto che non so più dove mettere i vestiti!