Una vita a 33 giri

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Una delle particolarità delle persone quando hanno una grande passione è che non ne sono mai sazie. Io, per esempio, ho questo rapporto con la musica. Amo scoprire nuovi artisti, cercare diverse sonorità. Voglio sempre ascoltare qualcosa di nuovo. Quando amici o parenti visitano luoghi lontani la mia richiesta è sempre la stessa: “Portami un album che qui non posso trovare”. L’ascolto della musica è fondamentale. Adoro immergermi in una stanza buia, appoggiare la puntina sul disco e lasciarmi avvolgere dalla melodia.

Ed è qui che comincia il lato dolente. Perché siamo nel 2016 e la musica è sempre più virtuale, cloudizzata. Un termine che non amo perché credo che la musica sia corpo, struttura, pensiero. Credo che la musica tu la possa toccare e percepire. Trovo svilente l’idea che un brano o un album fluttuino nell’aria, senza essere tangibili. Sono così fin da piccolo: se una volta i miei amici scaricavano le canzoni io preferivo comprare i CD. Ora invece, mentre la maggior parte delle persone fruisce la musica tramite Spotify o YouTube, io ho fatto addirittura un ulteriore passo indietro nel tempo: la ascolto principalmente su vinile.

Ho bene impresse nella mente le parole che Francesco Guccini disse a Fabio Fazio quando presentò L’Ultima Thule, il suo ultimo disco, a Che tempo che fa. Parlando del suo imminente ritiro Francesco, con la sua proverbiale ironia, disse “Quando ho capito che era giunto il momento di ritirarmi? Quando mi chiesero che intenzioni avevo con il ‘pre-order digitale’. Non so nemmeno cosa sia il Pre-Order Digitale”.

Fortunatamente il vinile, negli ultimi anni, sta godendo di una nuova giovinezza. Attualmente rappresenta circa il 4% del mercato, con un incremento di vendita del 74% rispetto allo scorso anno. Amo i vinili perché ti permettono di avere un rapporto diretto e sincero con la musica che ascolti. Un disco non è un insieme di canzoni, ma è un racconto e ogni brano è messo in un punto strategico per un motivo preciso ed in questo modo va ascoltato.

Trovo che si tratti di una forma di rispetto anche nei confronti dell’artista. Lui ha deciso di raccontarti una storia in un preciso ordine. Ed è con quell’ordine che bisogna ascoltare il disco, dalla prima all’ultima canzone, senza bypassare i brani meno famosi o quelli che, ad un primo ascolto, ti colpiscono di meno. Penso sia necessario seguire lo stesso metodo di fruizione di un bel romanzo: se leggi le ultime pagine scoprendo immediatamente l’assassino, la storia narrata perde di significato.

E poi c’è il suono del disco. Ricordo perfettamente il primo vinile che ho ascoltato. La canzone era I’m gonna sit right down and write myself a letter, capolavoro di Billy Williams interpretata da Paul McCartney nell’album Kisses on the bottom. Il primo impatto fu meraviglioso. Un suono pieno, corposo, profondo, come mai avevo sentito prima. Il contrabbasso riempiva ogni angolo della stanza e mi sembrava di percepire tutta la delicatezza della spazzole del batterista. Per la prima volta capii la differenza che c’è nell’ascolto di un’onda sonora e una serie di 1 e 0.

Ancora oggi ci sono momenti in cui mettere un disco rappresenta un vero bisogno fisico. Sono sul divano, mi alzo, mi avvicino al mobile ed inizio a scorrerli con lo sguardo, le dita dolcemente li spostano, fino a quando non arrivo al prescelto.

Lo tiro fuori, ammiro la copertina e dolcemente lo sfilo. Il nero brillante del vinile mi acceca mentre delicatamente lo appoggio sul piatto. E poi, il momento più bello, quando con attenzione lascio che la puntina si cada delicatamente sul disco e le permetto di iniziare la sua danza.

I primi secondi in attesa dell’inizio del brano sono meravigliosi. Anche i silenzi riescono ad avere un suono.

E mi si apre un mondo.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.