Veloce come il vento. Nazionale esportazione col turbo

Melodramma fotoromantico da corsa

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Veloce come il vento
di Matteo Rovere
con Stefano Accorsi, Matilda De Angelis, Roberta Mattei, Paolo Graziosi, Lorenzo Gioielli.
Voto 7 +

Mentre la giovane pilota Matilda De Angelis corre su una Porsche nel campionato GT il papà meccanico muore d’infarto ai box.  Lei è minorenne, la mamma se ne è andata, il fratellino sarà dato in adozione, la casa di famiglia finirà al creditore che finanziava le corse. A meno che lei non vinca il campionato. Ma cos’è? Un incubo sentimentale da tv? Un  fotoromanzo fuori tempo? Un film orientale? Sorpresa: film italiano di genere. Genere melodramma col turbo tra la via Emilia e il West. Implausibile?  All’inizio devi fare l’orecchio alla cadenza dialettale, ai ferri da meccanico, agli scappamenti, poi ci pensi e ti dici che se fosse stato ambientato in qualche posto sperduto nel niente d’America (combattere per pagare i debiti, il campione distrutto che torna, la famiglia da ricostruire…) l’avresti mandato giù senza troppe discussioni. Vabbè, ci sta. Al funerale di papà si rifà vivo il figlio di primo letto, uno Stefano Accorsi  drogato allo stadio zombie in braghette ciabatte e fidanzata tatuata strafatta, cavallo pazzo, ex pilota a suo tempo stimato. Appena mette il naso in un box capisce che la sorella rigorosa e stressata ha i numeri ma non sa ancora raddrizzare le curve. Lui la guida. Come farebbe un genio del volante ma drogato e freak, grido di battaglia Vacca boia!
Accorsi guida Peugeot anche fuori dalla pubblicità, è il suo ruolo di testimonial globale, ma sembra che sappia sia guidare da pilota che drogarsi davvero: capelli e denti andati, forse un po’ troppo palestrato per uno che fuma ero, ma nel complesso così eccessivo da risultare simpatico. Le corse sono abbastanza adrenaliniche, c’è una parte documentaria, una dose di cronaca nera (corse illegali con russi che guidano cose pompate clandestine e con facce di Lenin e kalashnikov sulle fiancate), cose sentimental televisive italiche. Un delirio, un fumetto, un melò, un fotoromanzo, fin dal titolo a colori sgargianti, però, bisogna ammettere che si sente il sangue girare. E non tutto è così ovvio nella sceneggiatura come il genere imporrebbe. Il titolo da esportazione è Italian Race,  e la vera sorpresa è che la storia è vera, almeno un po’.

YouTube / 01Distribution – via Iframely

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori