Gianni Sassi, il grande “provocautore” degli anni ’70

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C’è tempo fino al 22 aprile per vedere la mostra Gianni Sassi uno di noi a Milano presso la Fondazione Mudima di via Tadino al 26. Orari 11-13 e 15-19, ingresso libero. Imperdibile per chi ha vissuto gli anni ’70, imperdibile per chiunque voglia rendersi conto di quello che girava attorno a una generazione che amava confrontarsi su più fronti. Così era lo spirito di Gianni Sassi, nato a Varese nel 1938 e morto a Milano nel 1993, a soli 55 anni.
La mostra, che occupa più piani, si muove appunto su più livelli spaziando da manifesti per campagne pubblicitarie alle copertine dei dischi che Sassi curava personalmente. Dischi della collana Nova Musicha con il meglio della musica contemporanea di allora, ma anche manifesti tra cui quello agli Area, per molti il più importante gruppo italiano degli anni ’70. Area-1973-Arbeit-Macht-FreiGianni Sassi non era soltanto un ideatore di fantastiche copertine, ma autore dei testi che il compianto Demetrio Stratos (1945-1979) interpretava incantando migliaia di spettatori. Lo stesso Stratos diede molte soddisfazioni all’estro creativo di Sassi. Infatti, oltre ad essere cantante degli Area, Demetrio si propose tra i più ispirati protagonisti della corrente contemporanea d’avanguardia con due album solistici tuttora ricercati dai collezionisti. Il primo, Metrodora, uscito nella collana Diverso, e il secondo, Cantare la voce, nella collana Nova Musicha.
Collane che restano esempi insuperabili nella discografia italiana. Non a caso la prima uscita riguarda John Cage, pioniere dell’avanguardia americana. Gran provocatore non si accontentava di una semplice esecuzione al pianoforte, infatti inventò il ‘piano preparato’, ovvero un pianoforte modificato dove trovavano posto chiodi e altri arnesi che ne modificassero le note. Cage suonò spesso in Italia, come quella volta che salì sul palco del Teatro Lirico a Milano per una performance fuori dagli schemi. Era il 2 dicembre 1977 e migliaia ragazzi amanti del rock, del pop si ritrovarono ad assistere a questo evento. Solo che, dopo una decina di minuti, capito che quell’uomo sul palco continuava imperterrito a ripetere una monotona litania, senza fare alcun movimento, i ragazzi salirono in massa sul palco impossessandosi del microfono. Così, per le restanti due ore, chi era rimasto in platea guardava due distinti aspetti dell’evento. L’artista americano che continuava imperterrito a leggere i suoi testi, seduto a un tavolino, e tutt’attorno persone in movimento che si alternava al microfono, chi per avvisare che quel tizio lì ci stava prendendo tutti per il c., chi tentava a sua volta di animare la scena con azioni sceniche e declamatorie. Regia di Gianni Sassi: un capolavoro assoluto.
Era un periodo così. Irripetibile. C’erano le radio libere, ma libera veramente, cantava Eugenio Finardi. Infatti, racconta uno di quei temerari dee jay: “Un giorno, mentre trasmettevo proprio un disco di Cage prodotto da Gianni Sassi, vidi arrivare trafelato in studio il tecnico della radio allarmato: ma cosa state combinando? Mi hanno chiamato per venire a vedere che guasto avesse la radio”. Non era solo musica, era un insieme di arti che producevano di tutto e di più. Una Mostra che andrebbe visitata dalle scolaresche che si interessano al designer, alle arti grafiche e pubblicità.
golaÈ grande il lavoro e le idee che Gianni Sassi ha saputo mettere in circolo. Ci sono le copertine delle riviste La Gola e Alfabeta e i manifesti dove emerge la deformazione del messaggio nella pubblicità. Famoso quello per il divano della Busnelli dove un Franco Battiato, irriconoscibile, chiedeva: “Che c’è da guardare? Non avete mai visto un divano?”. E proprio attorno a Battiato, Sassi esperimenta i suoi primi lavori per le copertine di dischi (Fetus e Pollution), prima ancora di fondare una propria etichetta, la Cramps Records, lanciando gli Area, Finardi e gli Skiantos. Alla mostra sarà possibile guardare un filmato con un montaggio di immagini a cura di Studio Azzurro tratte da dieci anni della rassegna Milano Poesia (altra grande iniziativa di Sassi in tandem con Mario Giusti di Milano Suono). Per l’occasione, a futura memoria, è stato pubblicato un volume di oltre 300 pagine illustrate.

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Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).