Caro Liga, ma io aspetto TE

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Va bene, Capo.
Accetto – tanto, mi tocca –  saper le notizie qua e là, che la ciccia mi si stropiccia tutta, e io aspetto sempre e comunque le news ufficiali del Bar, ma ok.
(Ah, su Monza, tranquillo: che sia ufficiale o no noi ci siamo già portati avanti. Abbiamo già formato i gruppi, stabilito le camere, preso i biglietti, prenotato e pagato treni, alberghi e ferie, siamo a posto.)
Dunque, vediamo che cosa hai messo sul piatto sino ad ora…
I pezzi in collaborazione? Abbiamo già goduto del pezzo con i Negrita, di quello con la Loredana, poi con quello con Locasciulli.
Anche se io te lo devo dire, eh, bellissimi tutti, ma quello con la Loredana per me è stato stratosferico… adesso aspettiamo l’ultimo con Grignani!
Certo, come già sai, a noi questa ciccia qui mica basta… certo, è arrivata la notizia NON UFFICIALE di Monza; e poi arriva la notizia – anche qui non ufficiale – che stai lavorando al nuovo disco, ma… in fondo, erano cose che ci avevi già detto tu il 13 Marzo (a proposito, Capo, con tutte queste fughe di notizie unofficial, ti prego, ufficializzacene almeno una sennò qua andiamo giù di testa!). Insomma: certo, tanta robba!
…ma io aspetto il libro, sostanzialmente.
Il TUO, libro.
Lo voglio vedere, il tuo libro, Luciano. Dopo Fuori e dentro il Borgo, dopo Lettere d’amore nel frigo,818033 dopo La neve se ne frega, dopo Il rumore dei Baci a vuoto …arrivi con  Scusate il disordine.
Che già come per i precedenti il titolo attizza assai. Tutti a chiederci perché, dove l’hai trovato il titolo, come, perché. Tutti a chiederci cosa avrai fatto mai, che disordine avrai sollevato, e perché chiedi scusa, e a chi.Tutti a chiederci come saranno, questi racconti, che ok, la musica che la fa da padrona, e Sanremo, e i geni della lampada (…ma sopratutto quell’omino, lì, su una sedia di paglia, in un concerto a teatro che doveva essere voce e chitarra, in un momento particolare della sua vita, e io c’ero, eh, c’ero…), ma come saranno, dico, come.

12994519_10154160105066522_1865957796764363502_nChe da Fuori e dentro il Borgo a Il rumore dei baci a vuoto, dico, di spazio ce n’è. E chissà quanto e quale spazio avrai messo da quello a quest’ultimo lavoro, e come lo avraui arredato, questo spazio. Come sarà, questo, Capo? Cosa avrai pensato in tutto questo tempo?
Quali storie avrai messo insieme, chi avrai incontrato da farti  venire voglia di scriverci sopra?
E lo scriverai con le parole dritte al cuore di Fuori e dentro il Borgo, con le rime della mente di Lettere d’amore nel frigo, o con la lingua e la mano esperta de Il rumore dei Baci a vuoto?
Che scrivere è scrivere, ma il come dipende, sempre.
Da come si cresce, da come si diventa, ci si evolve, ci si consuma.
Dai passi in avanti, dalle fughe all’indietro, da ciò che ci ha fatto bene, e male, e si è visto.
Che tu sei uno che ci sappia fare a comunicare è un fatto, Capo, io me lo ricordo cosa disse De Andrè di te: mai visto uno che sa comunicare dal palco meglio di Luciano.
Le tue canzoni hanno sempre raccontato tanto, di te.  Ecco, lì davvero ti viene facile parlare di te. Ascoltandoti, nel tempo, ho sempre avuto la sensazione ci fossi tu a raccontare com’eri, che pensavi, dove stavi andando e perché.
Le tue canzoni dicono tutto, di te.
Ma lo dicono in metrica obbligata, misurata, scandita.
Prigioniera di un riff, di una strofa, di una tronca.
Lo scrivere no.
Lo scrivere è libero, e dentro puoi farci scorrere quel che davvero senti, sei, vuoi far arrivare a chi dall’altra parte del bancone allungherà a mano, metterà mano al portafogli, pagherà un prezzo e con ‘altra si porterà a casa una parte di te ancora più profonda.
Sarà che io come Sam, non so né cantare né suonare bene, ma so pagare, pagherò per portarmi a casa un po’ del tuo disordine.
Mi immagino già annusare il profumo della carta e dell’inchiostro, guardare il carattere,  scorrere lo stile. Cercare affinità, differenze.
Sottolineare  – A MATITA, A MATITA! – i passi e i paragrafi che segneranno il mio cuore.
Cercherò Ramengo, e i suoi tetti.
Cercherò il dottore che chiedeva se lo voglio vedere.
Cercherò la neve, per capire se se ne freghi ancora.
Cercherò le quattro farfalle.
Scoprirò cosa ci sia dietro quel disordine.
E sarà bellissimo.

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Chimena Palmieri
Sono Chimena Palmieri, classe 1963. Ho un diploma di Ragioneria, una Laurea in Sociologia, un lavoro presso l’Università Politecnica delle Marche. Ho un figlio, Francesco; ho amici, molti interessi e poche passioni. Sono nata a Castelfidardo, cresciuta a Numana, vivo ad Ancona: tutto in 30 chilometri, perché “Credo che la voglia di scappare da un paese con 20000 abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx”.