Come si diventa fan di un artista?

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Come nasce una grande passione nei confronti di uno o più artisti? Come scocca quella scintilla che ti porta a dire “Dovunque tu suonerai io farò di tutto per esserci”? Può essere tutto riconducibile ad una canzone o a un momento particolare? Esistono le cosiddette “sliding doors”?

Se dovessi definire quali sono le mie più grandi passioni senza ombra di dubbio citerei i Beatles e Luciano Ligabue. Per ognuno di loro sono in grado di ricordare il momento preciso dell’incontro con la loro musica e del momento in cui ho capito che mai avrei smesso di seguirli.

Con i Beatles posso nominare anche la data ed il luogo del delitto: Londra, 27 Dicembre 2000. Mi trovavo in quella che negli anni sarebbe diventata una tappa fissa dei miei viaggi con i miei genitori a trascorrere il primo capodanno del nuovo millennio. Chi è pratico della città saprà che a Picadilly Circus c’è un enorme negozio di memorabilia inglese, chiamato Cool Britannia. Una volta, al suo posto, c’era il negozio della Virgin: uno store di tre piani dedicato interamente alla musica. Quel giorno, in quel negozio, mia madre comprò un CD che mi avrebbe segnato per sempre: One, una raccolta di Hit dei Beatles, semplicemente tutti i loro “Numeri 1” in classifica.

Avevo tredici anni e stavo iniziando a passare le prime sere fuori casa con gli amici. In quel periodo “uscire” stava diventando sempre più importante. Ricordo che quell’anno, per la prima volta, i miei amici avrebbero passato il Capodanno insieme da soli e l’idea di non poterlo passare con loro non mi rendeva entusiasta. Inoltre l’ostello in cui eravamo alloggiati lasciava parecchio a desiderare, nonostante, ma l’avrei imparato negli anni, fosse in perfetta linea con gli standard londinesi.

Durante quei giorni, preso dalla malinconia di casa, consumai letteralmente quel CD. Ricordo la stanza bianca, i due letti a castello, ed io seduto in quello di destra, con la schiena leggermente curva e gli occhi chiusi. Ancora oggi, quando ascolto Yesterday, con la mente ritorno a quell’angusto ostello ad Earl’s Court.

Ed il destino, a volte, ama tessere trame davvero ardite. La mia passione per i Beatles negli anni è sempre cresciuta, raggiungendo il suo culmine nel 2010 quando, tra mille dubbi e pensieri per la prima volta (e non sarebbe stata l’ultima) andai a Londra solo con uno zaino in spalla, semplicemente per assistere al concerto di Paul McCartney, quello che è sempre stato il mio Bealte preferito. Il concerto era di domenica, ma io arrivai nella city il sabato, per poter fare un giro nei miei luoghi preferiti e poter vedere con calma il concerto il giorno dopo. Quando prenotai il volo non mi preoccupai eccessivamente della scelta del luogo dove dormire, cercai semplicemente un ostello a poco prezzo. Ma quale fu? Proprio quello in cui nacque questa meravigliosa Passione.

Il percorso che seguii con Luciano Ligabue fu differente, per un motivo semplice: non puoi non conoscere Ligabue, devi solo capire il momento in cui ti appassioni a lui. Il primissimo ricordo che ho di lui risale all’anno precedente rispetto a quando conobbi i Beatles. Nel 1999 regalarono infatti a mio padre il CD di Miss Mondo, sicuramente l’album a cui ora sono più legato. Inoltre tra compagni di classe c’era l’abitudine di fare e scambiarsi delle compilation con i pezzi preferiti di ognuno ed un mio amico nella sua mise Certe Notti, canzone che a quel tempo era a me sconosciuta. Ligabue inizialmente per me era questo, nulla più.

Ma nel 2002, più precisamente il 15 Novembre, iniziò da Torino il tour di Fuori come va?. Io facevo seconda superiore e con un amico decidemmo di andare a sentirlo. Uscimmo da scuola ed in pullman andammo a quello che allora si chiamava PalaStampa. C’era la classica nebbia di metà Novembre e la temperatura non era delle più miti. Io non avevo mai assistito ad un concerto simile: fin da bambino, grazie ai miei genitori, sono andato a vedere molti concerti, ma sono stato cresciuto a “Pane e Nomadi”, un ambiente molto differente rispetto a quello di Luciano.

Ricordo tutto di quel pomeriggio: il freddo, le chiacchiere con le persone conosciute in fila e la mia prima corsa verso le prime file. Ma quello che mi segnò fu il concerto, il mio primo concerto rock: 10.000 persone urlanti, in festa. A me sembrava una folla oceanica. Iniziò con Figlio di un cane. Quando tutto il palazzetto in piedi si mise ad urlare “Identità”, la prima parola del ritornello, ricordo che pensai “Ecco che cos’era la Beatlemania”.

A questi artisti credo che sia necessario dire semplicemente “Grazie”.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.