The Idol. Un talent per la pace?

Come il bambino che voleva cantare uscì da Gaza per diventare l'ambasciatore musicale dei palestinesi

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The Idol
di Hany Abu-Assad
con Tawfeek Barhom, Ahmed Al Rokh, Hiba Attalah, Kais Attalah, Abdel Kareem Barakken
Voto 6+

Scena: bambini a Gaza che strimpellano e cantano, spinti dall’idea di diventare famosi, andarsene da quell’assedio e cambiare il mondo. Una massaia mentre si esibiscono li annaffia con acqua del bucato: “La gente muore e voi cantate!”. Forse il senso del film di Hany Abu-Assad è qui. Nella semplice idea di rompere il cerchio di pietra delle vendette e andare oltre, come già si chiedeva in Paradise Now, film sulla vestizione di due kamikaze che andavano a farsi esplodere. The Idol come espediente usa la storia del cantante più famoso della nazione palestinese, Mohammed Assaf, che da bambino cantava con la cocciuta sorella Nour ai matrimoni e da grande uscì clandestinamente da Gaza per concorrere a Arab Idol, versione araba di American Idol, talent show. Che vinse diventando un ambasciatore del sogno palestinese del mondo. La totale estraneità a quel genere di musica e alla lingua ci impedisce di valutare, caso mai ci si stupisce che i talent show siano in apparenza identici in questo e in quel mondo. Il film è strutturato con semplicità che sfiora il fiabesco: la spinta ideale dei bambini, la malattia della sorella che si rifrange nella malattia dell’innamorata, le contrapposizioni interne tra palestinesi che vogliono un’altra vita e religiosi radicali con un coté intollerante, la bontà tra concorrenti del talent, gli scrupoli del protagonista che somatizza la responsabilità di rappresentare un popolo intero. Da questa parte del mondo sarebbe solo un altro film sulla voglia di cambiare la propria vita con la musica?

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori