I dischi che più hanno ispirato Keith Richards

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I dischi che qualsiasi rocker che si rispetti dovrebbe avere a casa? Quelli che vi stiamo per elencare: parola di Keith Richards che, intervistato da Q Magazine, ha stilato la sua lista personale degli album che più lo hanno influenzato.

Dictionary of a soul, Otis Redding (1966): «L’album che lenisce il dolore di un cuore spezzato».
The gilded palace of skin, The flying Burrito brothers (1969): «Il disco che mi ha fatto diventare un fan del country».
The harder they come, artisti vari (1972): «L’album che mi ricorda la Jamaica».
Excitable boy, Warren Zevon (1978): «Il disco che mi fa riflettere».
The chirping crickets, Buddy Holly (1957): «Il disco che mi ha convinto a scrivere».
Raining in my swamp, Slim Harpo (1961): «L’album che sa di palude».
Going to a Go-go, Smokey Robinson and the Miracles (1961): «Il disco che ha definito la Motown».
King of the Delta blues singers, Robert Johnson (1961): «L’album da cui mi ha fatto diventare dipendente Brian Jones».
Hate to see you go, Little Walter (1969): «Il disco che ha ispirato i miei “intrecci” di chitarra».
Lady day, Billie Holiday (1954): «L’album che mi ha fatto conoscere mia madre».
A date with Elvis, Elvis Presley (1959): «Il disco che dimostrò che il “meno” è “più”».
AKA Muddy Waters, McKinley Morganfield (1971): «L’album che mi fa essere elegante».

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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.