Le piccole cose di Niccolò Fabi

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Una somma di piccole cose
di Niccolò Fabi
Universal Music
Voto: 7

Impresa sicuramente impegnativa quella di Niccolò Fabi, nuovamente in uno studio di registrazione a due anni dal grande successo de Il padrone della festa, realizzato insieme a Daniele Silvestri e a Max Gazzé, e a quattro da Ecco, il suo ultimo disco da solista e, a oggi, il suo album più bello.

Niccolò canta le piccole cose, le sue e quelle delle persone che nel corso degli anni hanno imparato a conoscerlo e ad apprezzarlo.
Una somma di piccole cose è il titolo dell’album ma, al tempo stesso, può essere assunto a manifesto programmatico dell’intera produzione di Fabi. Perché proprio Niccolò è l’artista che, più di chiunque altro, merita di essere considerato il cantante delle “piccole cose”, espressione da intendere nella sua accezione più nobile.Fabi parla di amore, di affetti, di ecologia, di amicizia e procede per suggestioni. Le canzoni sono un susseguirsi di immagini, di fotografie a tratti sfocate che riemergono da un passato più o meno lontano, ma di cui emerge nitida l’essenza: «Il sorriso regalato a quel passante / Un paragrafo di una pagina qualunque / La storia è un equilibrio tra le fonti / Il disegno che compare unendo i punti».una-somma-di-piccole-cose-e1457349021270
Intimista, delicato, Una somma di piccole cose può essere considerato il secondo capitolo di Ecco, caratterizzato però da tinte più chiare e delicate. Come se la malinconia che da sempre permea la produzione di Fabi avesse fatto spazio a una nuova consapevolezza. E non stiamo parlando di rassegnazione, ma piuttosto di un equilibrio che ora ha portato Niccolò a godere veramente e pienamente delle piccole cose. Concetto ben diverso dal mero accontentarsi e, piuttosto, un senso di placido equilibrio e serenità che trova perfetto riscontro nelle musiche e negli arrangiamenti. Lungo le nove tracce, a fare da padrone è la chitarra acustica, a cui sembra rispondere un pianoforte a un primo ascolto timido, in realtà delicato nella sua paura di rompere l’equilibrio perfetto che si trova ad amalgamare con il suo suono.Diversi i pezzi di pregio nel disco, a partire proprio dalla prima traccia, la title track. Vero gioiellino dell’album è Facciamo finta, dolcissima ballata retta quasi interamente su una chitarra acustica. Non mancano poi i ritmi più accattivanti, a tratti quasi scanzonati: Ha perso la città, canzone che racconta i cambiamenti che hanno subito le città negli ultimi anni («Hanno vinto i parcheggi in doppia fila / Quelli multipiano intorno agli aeroporti / Le tangenziali alle otto di mattina / E i centri commerciali al fine settimana»); Filosofia agricola, pezzo ancora una volta dedicato all’amore, vissuto ora nella sua maniera più semplice e ingenua tipica della fanciullezza, come fosse un’eterna primavera in questa “filosofia agricola”; e Le chiavi di casa: protagonista è sempre l’amore, in grado di rinnovarsi ogni giorno («Il caso non è un caso se si ripete ogni volta»).
Chiude l’album Vince chi molla: inno alla sconfitta, che poi sconfitta non è. Chiosa perfetta per quello che ha tutte le carte in regola per essere considerato un concept album.

Un concept album sulle piccole cose, come abbiamo ripetuto tante volte. Piccole cose che però non si accontentano della loro individualità e premono per unirsi l’una all’altra, per sommarsi. E cosa crea, allora, una somma di piccole cose?
Crea un (gran) bel disco.

La tracklist dell’album:
1) Una somma di piccole cose
2) Ha perso la città
3) Facciamo finta
4) Filosofia agricola
5) Non vale più
6) Una mano sugli occhi
7) Le cose non si mettono bene
8) Le chiavi di casa
9) Vince chi molla
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Laura Berlinghieri
Nata a Venezia, ma vivo a Milano. Classe '93. Diploma al liceo scientifico-linguistico, ultimo anno di Giurisprudenza all'Università di Padova e un Erasmus in Spagna. Tanti interessi: dalla scrittura alla musica, dai viaggi alla politica. Musicista per diletto e aspirante giornalista. Prime collaborazioni con Max/Gazzetta dello Sport, Radio Base di Mestre, Young.it e NonSoloCinema.com. Giornalista pubblicista, da cinque anni inviata alla Mostra del Cinema di Venezia.