Pino Scotto, 50 anni di rock

Pino Scotto celebra i 50 anni di carriera con "Live for a dream", album e Dvd. Insieme ai compagni di una vita.

128
0

Nuovo progetto discografico per colui che ha sdoganato l’heavy metal in Italia. Pino Scotto ha voluto celebrare i suoi 50 anni nella musica con Live for a dream, un album live e un Dvd che raccoglie le riprese durante le registrazioni oltre a sequenze girate a Milano per raccontare i luoghi dove i Vanadium e Pino Scotto hanno iniziato il loro cammino.
Pino è entusiasta di questo nuovo lavoro, perché celebra una carriera tutta giocata in nome del rock, quello più duro e puro.
“Oggi faccio a meno di esagerare, ma la passione è intatta, anzi è ancor più forte, perché fisicamente sto perfino meglio di quando ero giovane”. Mette l’accento su questo nuovo periodo, Pino, e rimarca la presenza dei due inediti: Don’t touch the kids e The eagle scream, il primo contro gli abusi sui bambini, il secondo per ricordare l’amico Lemmy Kilmister, anima dei Motorhead, scritto dopo la sua scomparsa.
“Lo avrebbe apprezzato” afferma convinto Scotto. “Ero in sintonia con il suo modo di essere e amavo quello che artisticamente ha sempre rappresentato. Per ricordarlo ancor meglio ho voluto girare un video di questo brano cavalcando lo stile dei Motorhead, come ce li ricordiamo, con una vera aquila e un set live girato in una cava di sabbia dove arriva una carovana di moto, e suonare dall’alba al tramonto, perché questo è lo spirito del rock’n’roll”.
Poi c’è l’altro inedito, Don’t touch the kids, a rimarcare un impegno che lo vede coinvolto da una decina d’anni nel progetto Rainbow Projects insieme alla dottoressa Caterina Vetro. La raccolta fondi (tutta documentata, tiene a precisare Pino) negli anni ha portato a creare opportunità per i bambini con interventi in Belize, Guatemala e Cambogia. “Quando vado a trovarli mi saltano addosso e mi chiamano papà” afferma senza nascondere un po’ di commozione.
Per celebrare questo anniversario, ha radunato gli amici di una vita e, in uno studio alle porte di Milano, affiancato da Stefano Iascone e Olly Riva, ha suonato con loro i brani più rappresentativi della sua carriera. Facendosi aiutare dai componenti della Strana Officina, dei Sadist, dei Ritmo Tribale riunitisi per l’occasione, dei Destrage, e di Olly & The Soulrockets, oltre ai vocalist Roberto Tiranti, Fabio Lione e Ambramarie, i chitarristi Stef Burns, Steve Angarthal, Igor Gianola, Dario Cappanera, Filippo Dallinferno, Ale “Fuzz” Regis, lungo elenco per batteristi e tastieristi e perfino una violinista, Valentina Cariulo, per chiudere con l’armonicista Fabio Treves. A sigillo di una festa corale.
Nel Dvd ci sono spezzoni di registrazioni d’epoca, con Pino Scotto ai tempi dei Vanadium e poi dei Fire Trails. Poi la decisione di continuare la carriera da solista con Il grido disperato di mille bands, uscito nel 1992. Con questo album l’artista introduce i testi in italiano e riscopre il blues con la struggente Dio del blues.
In giro per Milano, come mostra il Dvd negli intervalli tra un brano e l’altro, Scotto passa in rassegna i luoghi che hanno segnato la sua storia. In primis la fabbrica dove ha lavorato come magazziniere per ben 15 anni. Lui, rocker incallito, tirava mattina e dopo poche ore di riposo arrivava sul posto di lavoro. “Ora è tutto cambiato” osserva sconsolato “anche questa fabbrica ha chiuso i battenti, ed è un po’ così in tutta Milano”.
Per questo Scotto canta Morta é la città e Leonka, altro brano a lui molto caro, perchè lui quella sera che ammazzarono Fausto e Iaio era proprio nel centro sociale di via Leoncavallo, dove adesso c’è una banca. Un percorso fatto di cuore e passione, non facile per uno che non ha mai risparmiato critiche e giudizi verso questa società che annienta i sogni. In lui però il sogno continua a vivere, come quello immortalato nei disegni del cd, dove un variopinto indiano a cavallo pare ancora passeggiare nel suo habitat naturale, quello dell’Arizona. Non un miraggio, ma un sogno dalle tinte rock.

CONDIVIDI
Giordano Casiraghi
Nato in Lombardia, prime collaborazioni con Radio Montevecchia e Re Nudo. Negli anni 70 organizza rassegne musicali al Teatrino Villa Reale di Monza. È produttore discografico degli album di Bambi Fossati e Garybaldi e della collana di musica strumentale Desert Rain. Collabora per un decennio coi mensili Alta Fedeltà e Tutto Musica. Partecipa al Dizionario Pop Rock Zanichelli edizioni 2013-2014-2015. È autore dei libri Anni 70 Generazione Rock (Editori Riuniti, 2005) e Che musica a Milano (Zona editore, 2014).