Brunori Sas: “Io, Giorgio Gaber e la mia infanzia a Guardia Piemontese”

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Nel 1995 Giorgio Gaber, insieme a Sandro Luporini, scriveva una canzone dal titolo Io come persona e mai avrebbe potuto immaginare che, vent’anni dopo, il verso “…io ci sono”, potesse diventare il titolo di un evento in suo onore: venerdì 6 maggio, presso la Santeria Social Club di Milano, si terrà la prima edizione di …Io ci sono, una serata nella quale alcuni dei migliori interpreti della “nuova” musica si confronteranno con le opera di Giorgio Gaber.

In vista di questa evento abbiamo scambio quattro chiacchiere con Brunori Sas, uno degli artisti coinvolti nel progetto (saliranno sul palco anche Appino dei The Zen Circus, Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti e Lodo Guenzi dello Stato Sociale).

Quanto “Giorgio Gaber” c’è dentro la musica indie di oggi?
Domanda complessa a cui risponderei in modo semplice. Non ho idea di quanto Gaber ci sia nei musicisti indie e non indie, ma di sicuro il percorso di Gaber rappresenta un esempio di indipendenza artistica (e di pensiero) che dovrebbe ​guidare qualsiasi artista si professi tale.

La musica di Gaber è sempre stata caratterizzata da una forte teatralità. Quanto è presente questo elemento nella tua musica?
Di sicuro è un’arma che utilizzo dal vivo. E non potrebbe essere altrimenti, avendo un approccio al live che è molto interattivo rispetto al pubblico. In canzone, dipende molto da ciò che voglio raccontare. Ci sono casi in cui è importante raccontare dall’esterno, con lo sguardo obiettivo di chi osserva, e casi in cui, come in Rosa, presente nel mio secondo album Poveri cristi, in cui è necessario che sia io a interpretare direttamente il personaggio che racconto, a parlare insomma​ in prima persona. Tutto è in funzione di ciò che si vuole comunicare, a volte funziona una cosa a volte un’altra. Ma se possibile uso ogni strumento a mia disposizione per rendere più forte il messaggio. ​

Negli ultimi anni la musica etichettata come “indie” ha avuto un successo stratosferico. Secondo te perché c’è stato questo interessamento improvviso da parte del pubblico?
Penso perché il mainstream è diventato sempre più omologato, le canzoni si somigliano tutte, ed è pressoché privo di episodi di spessore. Ragion per cui il pubblico, o una parte di pubblico almeno, cerca altrove quello che non riesce a trovare in radio e in tv. ​

Quali canzoni di Gaber proporrai il 6 maggio?
Lo shampoo e Quello che perde i pezzi, due brani molto ironici in cui mi ritrovo e che mi diverte cantare. ​

Quale canzone di Gaber ti sarebbe piaciuto scrivere?
​Non ho mai pensato di poter scrivere una canzone altrui, perché sono convinto che una canzone possieda un certo valore in relazione a chi l’ha concepita. Molto spesso non è quel che si dice che conta, ma il come e il chi​.

Le tue canzoni sono un mix di malinconia e bei ricordi del passato. Come è stata la tua infanzia a Guardia Piemontese?
La mia infanzia, divisa fra due piccoli paesini calabri, rappresenta qualcosa di più di un ricordo. Direi più uno stato d’animo che mi piacerebbe ogni tanto riassaporare ora che sono adulto e smaliziato. Ma la nostalgia canaglia è molto meno presente oggi, rispetto ai miei esordi discografici. Dice un proverbio che: chi troppo dietro si guarda, prima o poi inciampa.

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Ti senti un artista anacronistico o sei soddisfatto del periodo in cui stai lavorando?
Mi sento anacronistico rispetto al pop mainstream odierno. Proprio a livello di produzione del suono, arrangiamenti e approccio al canto.  Ma sono molto felice di ciò che faccio e del pubblico che segue le mie cose. E del fatto che riesco a vivere di ciò che mi appassiona.

Qual è la collaborazione artistica che ti ha reso più orgoglioso?
Quella con Simona Marrazzo, è un’artista completa, con cui lavoro da diciotto anni senza mai uno screzio. Senza dimenticare che è in grado anche di preparare il pane con il lievito madre e la parmigiana light con le melanzane grigliate. ​

Il 6 maggio suonerà anche Appino dei The Zen Circus, Lodo dello Stato Sociale e Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti: che rapporto c’è tra di voi?
​Ci odiamo tutti a vicenda, tanto che non so se riusciremo a finire il concerto senza feriti. Fortunamente ci saranno le nostre rispettive guardie del corpo a ​evitare risse e bottigliate in testa. Si tratta di una situazione molto simile a quelle della faida hip hop fra East Cost e West Coast e lo dico, sinceramente, con estrema falsità.

Uscirà qualcosa di “fisico” della serata alla Santeria Social Club?
Spero proprio di no, per il bene di Gaber e della sua memoria.

Intervista a cura di Emanuele Camilli e Vincenzo Cozzolino

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Emanuele Camilli
Nasce a Viterbo nel marzo di un anno dispari. Il primo album che acquista è... Sqérez? dei Lunapop. Il suo sogno? Vedere i fratelli Gallagher ancora una volta insieme su un palco.