Vinicio Capossela, mito e folklore in “Canzoni della Cupa”

Esce oggi il nuovo album di Vinicio Capossela dal titolo "Canzoni della Cupa", ventinove tracce che portano alla scoperte di terre e paesi ormai perduti, tra canti popolari, animali mitici e leggende.

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© Luca Zizioli

Un disco come opera, un lavoro che attiene a un patrimonio che ci appartine, al bene comune. Con queste parole Vinicio Capossela ha descritto il nuovo album, in uscita domani (venerdì). Canzoni della Cupa è un viaggio, una ricerca, tra le radici del passato e tra i luoghi che il tempo non ha scalfito. Un’opera che viene dalla terra, quella dei contadini dell’Irpinia e del Sud. «Le terra d’osso, non lambite dal mare o città, terre dove i paesi si arroccano su dirupi quasi a difendersi dal mondo. Ferme in un tempo circolare che si ripete in eterno».
Canzoni della Cupa raccoglie 29 brani, ripresi e tradotti da canzoni di paese e da versi in rima, mai scritti ma solo cantati «affastellando» voci. Il lavoro inizia nel settembre del 2003 quando Vinicio si avvicina all’opera di Matteo Salvatore, definito da lui stesso «il più grande cantore sullo sfruttamento», e in una «terra dai tetti bassi e dalla natura polverosa (Cabras, ndr)» inizia a registrare i primi brani. Da due violini, un cymbalon, un contrabbasso e una chitarra, nasce il primo gruppo di brani, appartenenti a Polvere. Questo primo disco vede un lavoro di riadattamento di pezzi tradizionali e di autori popolari.
La sessione viene poi ripresa nel 2014, le canzoni della Polvere generano quelle dell’Ombra, dove Capossela diventa autore, lasciandosi influenzare da tutto il materiale raccolto fin lì. La curiosità di questi due album, che compongono la stessa opera, è che in Ombra ogni canzone è in modalità minore, mentre Polvere presenta dodici brani in modo maggiore.Vinicio Capossela_Canzoni della Cupa
Registrato in uno studio mobile, «per mantenere la maggiore naturalezza possibile e per non essere come pinguini allo zoo», Canzoni della cupa, dopo essere nato in terra d’Irpinia, viene ultimato oltreocenao. Tucson, Arizona, e la frontiera texano mexicana, dove Capossela ha incontrato musicisti come Calexico, Flaco Jimenez e Los Lobos, «i lupi che setacciano la notte tra Messico e California».
In un’epoca in cui la fruizione della musica è sempre più usa e getta e si è soliti “surfare” tra un brano e l’altro, Vinicio non sembra preoccuparsi della possibile sorte negativa di questo disco, che è importante, profondo, prezioso. Un lavoro che va a scavare nel passatto, riporta alla luce gli antichi canti, gli animali mitologici, le leggende, le usanze, i riti. Questa è la sua «opera in forma di canzoni» .Il disco è confenzionato in un pack cartaceo ed legante, all’inteno c’è la guida per addentrarsi nel mondo delle Canzoni della Cupa, con indici delle creature, dei luoghi e dei personaggi.
Il tour Polvere prenderà il via il 28 giugno da Roma. Mentre la seconda parte Ombra, con un set e dinamiche differenti, arriverà in autunno nei teatri. Nel frattempo Vinicio Capossela incontrerà i fan con un instore tour, in partenza venerdì 6 da Bari. Tutte le informazioni si possono trovare sul sito ufficiale. Da ieri inoltre è disponibile La padrona mia, brano corredato da immagini. «Perchè dire ‘videoclip’ mi sembra di parlare di Video Music, che non esiste neanche più»

«Ognuno di questi paesi – delle terre dell’osso, ndr – ha una contrada detta Cupa, un lato meno battuto dal sole dove l’imamginario e l’inconscio hanno ubicato le Leggende, e un lato riarso sul dorso della terra, un lato chiarito dall’ordine del Lavoro. Un lato di polvere e sudore. Questi due compongono un cerchio, un cerchio in cui il tempo si muove immobile».

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Matilde Ferrero
Vent'anni e un corso di studi a Milano. Soffro di Londonite da quando ho passato tre mesi nella capitale britannica e poi ho dovuto lasciarla. Una volta ho incontrato Paul McCartney, ma non l’ho riconosciuto.