Parla Liga. Un libro, un concerto, un concept album

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© Foto: Riccardo Medana

Rilassato e visibilmente soddisfatto, Ligabue ha incontrato i media per raccontare i (numerosi) progetti che riempiranno il suo 2016: un libro, un megaconcerto e un concept album.
Cominciamo dal concerto che si svolgerà sabato 24 settembre nel Parco di Villa Reale a Monza (clicca qui per leggere il post precedente). I biglietti sono già in vendita e la capienza sarà di 100.000 persone. Come era già successo per Campovolo, quello del Liga Rock Park sarà molto più di un semplice biglietto: tutti coloro che lo acquisteranno online riceveranno uno special box numerato contenente un booklet, un mini-poster con la locandina dell’evento e un dvd contenente un racconto del Liga incentrato su Urlando contro il cielo, il videoclip originale di questo brano e uno inedito con immagini live dell’intera carriera del Liga.
Il concerto inizierà alle 20.30, mentre i cancelli saranno aperti alle ore 12. Il giorno prima, dalle 15 a mezzanotte, si svolgerà Aspettando Liga Rock Park, con tante attività di intrattenimento e punti di ristorazione lungo la Liga Street. Piatto forte di questa giornata sarà la trasmissione sui megaschermi, alle ore 21, del concerto di Campovolo 2015, mai trasmesso in Tv e mai uscito su dvd.
Ligabue 3- RICCARDO MEDANA - 2Dicevamo di Urlando contro il cielo: ricorrono i 25 anni di questa canzone, quindi avrà uno spazio particolare all’interno del concertone di Monza: «Gli anniversari sono importanti, vanno festeggiati come si conviene. Ancora sto ragionando sulla scaletta, l’unica cosa che so per certo è che sarà un concerto lungo – almeno tre ore – e che Urlando contro il cielo dovrà avere una collocazione speciale. Del resto è l’unica canzone che ho sempre fatto in ogni concerto».
Altra promessa, quella di far ascoltare in anteprima alcune delle canzoni che sta incidendo per il nuovo album che uscirà prima di Natale (una sarà pubblicata prima di Monza come singolo): «Sarà un concept album contenente tante canzoni. Da non confondere con certi dischi incisi per esempio dagli Who: quelle sono opere rock. La mia invece è una raccolta di canzoni che raccontano una storia».
A chi gli domanda se ha intenzione di far diventare Monza una sorta di concerto seriale, un po’ come è successo a Campovolo, risponde: «No, sono due situazioni diverse. Campovolo è casa mia, lì si respira sempre aria di festa, sono circondato da amici. Questo invece è un concerto più sperimentale, mi affascinava l’idea di fare uno spettacolo in un’area che si sviluppa in piano, per di più in un posto straordinariamente bello. I concerti vissuti con la logica del “one shot” sono particolari, sono molto diversi da un tour. Qui deve funzionare tutto alla perfezione, non hai modo di correggere il tutto un po’ alla volta. Quindi la botta emozionale è decisamente più forte, e questo vale non soltanto per il cantante, ma per tutti: i tecnici, i musicisti, i collaboratori a vario titolo. È un po’ l’idea che c’è dietro ai festival europei, ma in posti più belli».
Tornando al concept album, dice: «Quando realizzo un disco, cerco sempre di portare a casa il lavoro di un autore con il suono di una band. Ecco perché ho bisogno di avere una band e perché le mie band sono cambiate spesso. A volte ho anche provato a utilizzare ingegneri del suono stranieri, però mi sono reso conto che non sempre sono meglio. O perlomeno che la cosa davvero importante è che il tuo suono sia italiano».
Libri, tour, dischi, film… Da cosa nasce questa forma di bulimia artistica? «Quando scrivo provo una sensazione di grande benessere, lavorare mi fa star bene. Del resto anche se fai tante cose, in realtà resti a casa per 9, 10 mesi all’anno. Quindi il tempo non manca. Poi magari capitano delle coincidenze per cui succedono due o tre cose nel giro di poco tempo. Per esempio, il libro di racconti è un lavoro durato anni, poi la messa a punto è avvenuta negli ultimi mesi… Lo stesso discorso vale per le collaborazioni, che casualmente sono uscite tutte nel giro di poche settimane: il pezzo della Bertè era pronto già da molto tempo e l’ho soltanto adattato. Con i Negrita abbiamo lavorato un pomeriggio, doveva essere un divertissement e così è stato. Con Locasciulli e Grignani sono stati contributi veloci».
«I 16 racconti del mio nuovo libro», aggiunge, «non sono paragonabili a canzoni, è sbagliato il solo pensarlo. Una canzone ha una sua struttura: strofa, ponte, ritornello, altra strofa… Un racconto invece ti dà più libertà creativa».
Per chiudere, una considerazione: «C’è chi dice che sono uno di poche parole, per altri sono logorroico, troppo verboso. Il fatto è che prima di essere un personaggio conosciuto, sono una persona. E, come succede a tutte le persone, le mie reazioni dipendono dall’umore del momento. Con i fan solitamente i rapporti sono buoni, ma qualche volta non capiscono che potrei non essere dell’umore giusto, che magari mi è successo qualcosa che potrebbe togliermi la voglia di sorridere… Per fortuna di norma sono sereno».

Ligabue 2

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".