Boccioni. Una mostra di testa?

L'artista che con Picasso ha traghettato l'arte nel 900

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Autoritratto 1909 - La risata 1911 - Stati d'animo, Quelli che restano 1911 - Cavallo cavaliere case 1914

UMBERTO BOCCIONI
(1882-1916)
GENIO E MEMORIA
Milano, Museo del Novecento – Palazzo Reale
25 marzo-3 luglio 2016

“To blow own trumpet”. Letteralmente soffiare nella propria tromba. È un detto inglese che significa dare il giusto merito alle cose belle che si fanno (o si hanno). Un detto di un paese che non mena generalmente vanto ma che è, più semplicemente, consapevole di sé.

Cosa che agli italiani spesso manca.
È il caso della mostra in corso a Palazzo Reale (a Milano fino al 10 luglio) dal titolo Genio e memoria. Cade quest’anno il centenario della precoce morte dell’artista.
È una mostra ricca (260 opere) ma tirata un po’ via. In tono minore, quasi timida. Ma che ci vuole ad ammettere che Umberto Boccioni è stato, con Pablo Picasso – e quasi in gara con lui – il grande artista della svolta? Due “giganti”, che hanno traghettato l’arte da un secolo non brillantissimo alla piena, stupenda, maturazione del Novecento. E senza bisogno di aspettare Duchamp. E non come un’evoluzione intellettualistica, ma fortemente “artigiana”, fatta con la bellezza delle loro opere.
Nella mostra invece si predilige sottolineare il suo aspetto ottocentesco, gli anni della formazione. I riferimenti ai suoi debiti nei confronti di altri artisti sono colti e numerosi. Ma non emerge il vero punto focale: l’estrema dirompenza dell’artista. Un artista che anche nei suoi momenti più consapevolmente tradizionali, figurativi, divisionisti, mostra una forza creativa impressionante. Il pittore che dipinge la Madre, le periferie di Milano è lo stesso che rivoluzionerà l’arte aprendo la strada al futurismo. Questo aspetto manca totalmente nella mostra: il consapevole passaggio di un artista che sta varcando una soglia. Che si appresta ad aprire un’avanguardia.
Figlio di un modesto usciere di prefettura, nasce a Reggio Calabria (anche Picasso nasce in provincia, a Malaga) ma il suo esordio creativo avviene a Milano. Come Parigi per Picasso è la città, il suo fermento, che ne fertilizza il talento. Il suo potenziale creativo trova conferma. Ma è possibile che in mostra non ci sia la Rissa in Galleria, che di questa mutazione è in un certo senso l’autoritratto? Il dipinto si trova, per i volenterosi, comunque molto vicino, alla pinacoteca di Brera (che vale, in ogni caso, una visita).
Faccio un’ipotesi: i curatori, profondi conoscitori dell’artista certamente, lo hanno celebrato con la testa. Non l’hanno compreso con il cuore. Peccato.

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Gabriele Miccichè
Lavora nell’editoria dal 1977. A Palermo nella casa editrice Sellerio fino al 1984, poi a Milano presso Gabriele Mazzotta. Dal 1989 è socio e art director dello studio editoriale Ready-made. Le sue passioni sono la letteratura, la grafica, l’arte urbana (ha organizzato mostre sulla net-art e sui writers). Ha pubblicato Giambattista Bodoni e l’arte della tipografia (Edizioni Università IULM, Milano 2013). Collabora con le riviste Bell’Italia e Bell’Europa.