Lucia Vasini & Antonio Cornacchione. L’ho fatto per il mio paese

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Siete a Milano e non avete ancora preso impegni per una delle prossime sere? Vi consiglio di prendere seriamente in considerazione l’ipotesi di passarne una al Teatro Menotti, dove fino a sabato 14 maggio vanno in scena le ultime repliche di L’ho fatto per il mio paese, con Antonio Cornacchione e Lucia Vasini. Si ride di gusto per due ore abbondanti: è una commedia “leggera”, ma al tempo stesso corrosiva, scritta da Francesco Freyrie e Andrea Zalone, in collaborazione con lo stesso Cornacchione.
Si ride parecchio, dicevo (non a caso i due autori sono gli stessi delle trasmissioni di Maurizio Crozza), ma sono risate che stimolano la riflessione. Lucia Vasini indossa i panni di un ministro del lavoro che ha un doppio cognome ma che somiglia parecchio alla Fornero (e come lei piange parecchio). Cornacchione è uno “sfigato” che ha lavorato 12 anni come fotografo di matrimoni e altri 23 come infermiere: con le vecchie regole avrebbe avuto diritto alla pensione, con la nuova legge no. Per vendicarsi rapisce il ministro, che però non trova nessuno disposto a interessarsi al suo caso. Né il governo, che la “dimissiona” in men che non si dica; né la stampa, interessata soltanto alla parte gossip (il video con la rivendicazione del rapimento diventa virale e ottiene milioni di visualizzazioni); e nemmeno il marito, che la tradisce da sempre e non è disposto a rinunciare a una settimana in vacanza in Malesia. Lei in realtà da ragazza sognava di diventare una poetessa (davvero esilaranti le poesie che recita), invece per far contento papà ne ha ereditato l’avviato studio da commercialista. Per tutto il primo tempo si punzecchiano e si rinfacciano nefandezze d’ogni tipo. Nel secondo tempo scatta la complicità, una sorte di sindrome di Stoccolma, dove due mondi apparentemente lontanissimi in realtà scoprono di avere molto in comune.
Dice Francesco Freyrie: «Immaginatevi un uomo candido e incasinato, capace di sogni sconfinati, che parlano di libertà uguaglianza e felicità per tutti. Un donchisciotte sempre comicamente in lotta con gli spigoli della vita, senza soldi, con la disdetta dell’affitto in una tasca e la lettera di fine rapporto di lavoro nell’altra, artefice di un gesto folle e disperato: rapisce il Ministro che ha deciso il provvedimento e lo nasconde in cantina. Lo fa per sé, per la sua pensione, ma soprattutto lo fa per il suo paese. Unite la tragicommedia di una donna Ministro, stimata docente universitaria, sposata con un finanziere ricchissimo, che vive in case raffinatissime secondo valori solidissimi e che è scesa in politica solo per fare un favore al suo paese… ma un po’ anche a se stessa, nella speranza di colmare una solitudine assai più rara di tutte le specie rare che popolano la foresta pluviale del Borneo. Immaginate ora l’urto di questi due mondi… e l’inferno terrestre che si scatena vi regalerà la commedia più appassionata, folle e contemporanea a cui abbiate mai assistito dai tempi dell’ultima crisi di Governo».
La regia è di Daniele Sala, la scenografia di Leonardo Scarpa, la produzione di Stefano Zappaterra per Imarts. Applausi durati alcuni minuti a fine commedia.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".