Mia Martini, una grande uccisa da gente cattiva e stupida

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Ventuno anni fa ci lasciava la grandissima Mia Martini: morì il 12 magio 1995, a soli 47 anni, in circostanze che non sono mai state chiarite del tutto. Quel che è certo è che la sua vita in gran parte è stata rovinata dalla cattiveria della gente, incluso il padre, col quale si era riconciliata solo poco tempo prima di morire dopo 35 anni vissuti senza parlarsi.
Mimì era una cantante fantastica, capace di far provare brividi autentici a chi l’ascoltava. Ma in oltre 32 anni di carriera (iniziò che ne aveva soltanto 15), pur avendo ottenuto grandi successi, ha collezionato più delusioni che soddisfazioni. Era una persona di una sensibilità molto superiore alla media. Io ho avuto la fortuna di incontrarla in diverse occasioni, ma di un incontro in particolare conservo un ricordo indelebile. Era il 1986, la invitarono ad Erice, in Sicilia, per darle un premio chiamato “Venere d’argento”. L’anno prima aveva deciso di ritirarsi a causa di una maldicenza idiota fatta lievitare da colleghi invidiosi e stupidi, che avevano messo in giro la storia che portasse sfiga. Come si possa ai giorni nostri credere a simili fandonie è un mistero, ma nel suo caso le ha rovinato la vita: tutti le chiudevano la porta in faccia, incontrandola facevano gesti idioti, una volta un manager arrivò a scongiurarla di non partecipare a un festival, altrimenti nessuna casa discografica avrebbe mandato i propri artisti. Per farla breve, nell’85 decise di ritirarsi. Anche se un discografico illuminato, Roberto Galanti (lo scopritore di Eros Ramazzotti), avrebbe voluto continuare a farle incidere dischi. Le aveva anche procurato un pezzo di Paolo Conte, Spaccami il cuore, e aveva provato a mandarla a Sanremo. Ma non fu nemmeno presa in considerazione. Lui il disco lo pubblicò lo stesso, anche se passò praticamente inosservato. Nel frattempo Mimì si era ritirata nella campagna umbra, e ogni tanto faceva qualche serata tanto per guadagnare qualcosa.
Quando la incontrai ad Erice stava vivendo uno dei periodi più bui. Ritirò il premio, poi si esibì per una mezz’ora. La situazione era piuttosto spartana, ma lei dispensò comunque emozioni fortissime. Dopo andammo a cena, essendo una manifestazione con diversi ospiti, c’era parecchia gente. Ma alla fine rimanemmo in pochi. C’erano Aldelchi Bettio (l’organizzatore), Luciano Tallarini (autore di tante copertine di Mina: credo che fosse stato lui a portare Mimì ad Erice), Lia Cochetti (ufficio stampa di Vasco Rossi del periodo “spericolato”), Angelo Vaggi (discografico che aveva lavorato con Mimì quando incideva con la Ricordi), Laura Reggiani (giornalista) e un paio di musicisti che l’avevano accompagnata di cui non ricordo il nome.
Tirammo l’alba, lei parlò tantissimo, evidentemente aveva voglia di sfogarsi e si rese conto che nessuno di noi l’avrebbe pugnalata alle spalle. Bevemmo un po’, senza esagerare. Lei ogni tanto rideva, voglio credere che almeno quella notte riuscì ad essere felice. A un certo punto ci fece un regalo di quelli che è impossibile dimenticare: qualcuno imbracciò una chitarra e lei canto un paio di canzoni solo per noi. Potete immaginare i brividi?
Ciao Mimì. Molta gente ti ha fatto del male. Ma ci sono anche tante persone che ti hanno voluto bene e te ne vogliono ancora.

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".