Il Peep-Hole di Paolo Gioli

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Paolo Gioli.
Peep-Hole
fino al 28 maggio
alla Fonderia Battaglia
via Stilicone 10 a Milano.

Paolo Gioli, per chi come me viaggia intorno ai cinquanta, è una vecchia conoscenza fin dai primi anni ‘70 del secolo scorso.

Sperimentatore per antonomasia, a volte autoreferenziale, altre spiazzante, ma innegabilmente un eclettico no-limits.
Quando noi diciassettenni ci sdilinquivamo per i colori saturi e volgari dei fotografi americani, Gioli sperimentava in controtendenza e ci strapazzava con enormi (e costosissime) Polaroid che viaggiavano a ritroso nel tempo, verso Man Ray o il porno ottocentesco. Opere che scomponeva, ricuciva, graffiava e mescolava come un’operaio dell’immagine, in cui il soggetto più banale acquistava dignità, senso e significato.
La riscoperta da parte di Gioli della fotografia stenopeica – tecnica che consiste nel praticare un piccolo foro, volendo anche in una scatola da scarpe, per ottenere una rudimentale ma funzionante macchina fotografica – lasciava sbigottiti e interdetti i fautori della tecnica estrema. Come gli interventi successivi sull’immagine stampata che poi divennero (e ancora sono) così di moda tra chi ama autodefinirsi fautore delle contaminazioni tra arte e fotografia. Oppure l’uso della tecnica del fotofinish su soggetti immobili. Con anche quel non so che di pruriginoso nel nascondere il sesso con l’arte, tipico di certi ambienti della provincia veneta di cui Gioli è figlio.
E poi il cinema sperimentale – definizione che Gioli odia – senza trama, storia, racconto.
Ciò non toglie che al di là del coraggio di apparire a volte incomprensibile, estremamente cerebrale e complicato, rimane il dubbio se Gioli sia all’altezza della fama che lo accompagna da così tanti anni. E non invece, l’eterno ripetersi, con mezzi sempre diversi, del medesimo ritornello. Come di chi abbia inventato un linguaggio apparentemente nuovo e fuori dagli schemi, ma nel quale è rimasto imprigionato e, a forza di rimirarsi l’ombelico, non si accorga che un percorso deve evolvere, o anche involvere, perché no?
Ma dove Gioli convince poco – parere personale – è nei dipinti, esposti insieme a serie fotografiche che spaziano dalla fine degli anni sessanta a oggi, come Autonatomie, Fotofinish e Naturae (intese proprio come “nature” femminili) nella mostra Paolo Gioli. Peep-Hole, fino al 28 maggio alla Fonderia Battaglia in via Stilicone 10 a Milano.
Insomma, da buon provocatore, Gioli riesce comunque a farsi amare, oppure odiare, senza mezze misure, il che, visti i tempi che corrono, non è poco.

Gioli di Andrea Rossetti 1
foto di Andrea Rossetti

Gioli di Andrea Rossetti 2

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Davide Lopopolo
Diplomato al Liceo Artistico di Milano nel 1980, avrei sempre voluto fare l’artista. Ma, visto che si deve anche mangiare, mi sono inventato grafico editoriale e pioniere dei primi sistemi di impaginazione Apple, scoprendo un nuovo amore. Mi è andata bene, ho collaborato con le maggiori case editrici italiane e ora sono un art director sul libero mercato. Però il primo amore non si scorda mai, così sogno ancora di diventare un artista...