Stonewall. Prima del Gay Power

Cosa portò alla rivolta gay del 27 giugno 1969.

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Stonewall
di Roland Emmerich. Con Jeremy Irvine, Jonny Beauchamp, Joey King, Caleb Landry Jones, Jonathan Rhys-Meyers.
Voto 6 +

Un tempo, e in un altro film di dieci anni fa, si disse che la morte di Judy Garland fu uno dei motivi della rivolta omosessuale che divampo’al grido di “Gay Power” il 27 giugno 1969 dal locale Stonewall di New York, nell’area di Christopher Street dove i gay si incontravano vessati dalla mafia che controllava il locale e la prostituzione e dalla polizia che prendeva le mazzette dalla mafia. Anche qui vi si accenna, e la Garland era un’icona gay. Questo Stonewall però è firmato Roland Emmerich, che riesce sempre a confezionare buoni film medi sia che parli di profezie apocalittiche con il mondo che va a pezzi (2012), sia che indaghi su chi fosse davverso Shakespeare (Anonymous). Stonewall risulta un film molto narrativo e non solo “per gay” che smussa i due estremi del mondo omo politicizzato e della prostituzione di strada, ma li gioca (macchiette comprese) di contorno a personaggi davvero esistiti e centra il tutto su una specie di Clark Kent (Jeremy Irvine) in t-shirt, jeans, scarpe da tennis e maglietta che arriva a New York da una specie di Smalville cacciato dal padre allenatore della scuola dopo essere stato sorpreso in intimità con un altro ragazzo. Solo che invece di diventare Superman, il nostro si arrabbia: la sua potrebbe essere la solita storia che finisce nell’anonimato o nella prostituzione e invece sfocia di un gesto di rivolta esasperata da leggi e comportamenti infami delle istituzioni. È interessante: siamo stati abituati a pensare a Stonewall come una presa di coscienza politica, ma è stato anche lo sfogo contro pressioni non più accettabili. Un film di ribellione.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori