Intervista alla giovane cantautrice reggiana Sara Rosaz

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Sara è una ragazza giovanissima, appena vent’anni, nata nella prolifica terra emiliana. Già da tempo suona la chitarra e compone le sue canzoni: una cantautrice vecchio stile, di quelle difficili da trovare nell’era dei talent, ma anche estremamente moderna e con molta voglia di fare. Un’artista umile che sta costruendo mattone su mattone e senza scorciatoie una carriera che lei spera possa portarla lontano. Alcuni giorni fa ha pubblicato sulla sua Pagina Facebook il suo primo singolo ufficiale, Protagonisti di un film, girato fra Reggio Emilia, Bologna e il Parco del Rodano.
Abbiamo avuto il piacere di contattarla e scambiare con lei due chiacchiere.

Come ti sei avvicinata alla chitarra e alla musica? Cosa ti ha portato a comporre?

Suono la chitarra da quattro-cinque anni. E’ uno strumento che mi ha sempre affascinato tantissimo, è sempre stato quello strumento che mentre guardavo chi lo suonava pensavo “lo voglio fare anche io, non è giusto che lui può e io no”. Allora un giorno tornai a casa e dissi a mia mamma: “Mamma, vorrei comprare una chitarra e trovare qualcuno per fare lezione”. Quel giorno era andata al compleanno del figlio di un’amica e questo bambino suonava la chitarra da Dio. Mia madre ha chiesto chi fosse l’insegnante. Era Marco Montanari, che all’epoca “suonacchiava”: era più un chitarrista che manager.
Quindi, chiesi il numero di questo ragazzo. Io sapevo che non voleva ragazzini, io adesso ho vent’anni e ho iniziato a suonare a 15/16 anni. Lo chiamai e mi disse “Ok compra una chitarra, pure da 100 euro va bene, e vieni a far lezione”. Così ho iniziato a suonare la chitarra e dopo pochissimi mesi ho iniziato a comporre. L’approccio alla chitarra è stato così naturale da portarmi a scrivere.

Hai mai pensato, dopo aver iniziato a suonare a la chitarra, di prendere altre strade? Oggi sappiamo che la prima strada che molto spesso si percorre è quella dei talent…

Non l’ho mai pensato e non lo penso tuttora, in realtà.

E come mai? Cosa non ti piace?

Non ho niente contro i talent, li seguo, li guardo, perché comunque sono una persona curiosa. Però al momento non mi ci vedo, non mi ci sento dentro. Non mi piace la competizione nuda e cruda. Perchè è vero che crei amicizie ed impari tanto, studi ecc., però alla base c’è una competizione.

Già dal primo singolo, Protagonisti di un film, si percepisce che il tuo approccio è totalmente differente da quelli di un talent: più intimista, con la chitarra sempre molto presente.

Esatto, è sempre mia. La chitarra è la mia compagna, è quella che mi protegge. Senza chitarra non sono niente e nessuno. Invece, quando ho la chitarra con me, è come avere la coperta di Linus addosso, quella che ti protegge da tutto, come a dire “Tanto se sbagli è colpa della chitarra” (ride ndr.). É la mia corazza. Ma, ti ripeto, contro i talent non ho assolutamente nulla, quindi non si sa se l’anno prossimo mi vedi ad Amici (ride ndr.).

Forse, la tua musica, che vira molto verso il cantautorato, ha effettivamente un approccio opposto a ciò che si richiede in quei contesti.

Si, è molto intimista, nel senso che, in un mondo così pop e radiofonico, c’entra poco. E’ per questo che mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua, perché i talenti, generalmente, promuovono musica mainstream, ovvero musica pop, musica radiofonica.. La mia Protagonisti di un film è la canzone più pop che potessi fare. Ma, se ascolti altri pezzi come Amore mio fallimentare, noti che c’è un lato molto intimista, molto emozionale, molto sentito, profondo, che non mi sentirei in questo momento di andare a sbattere in televisione.

Una domanda apparentemente banale: cosa ti ispira? Cosa ti porta a scrivere una canzone?

No, non è per niente banale. Perché io non saprei neanche risponderti, in realtà. Una sera, mi sono messa a parlare con la moglie del mio tour manager, che mi ha detto una cosa che mi ha stupito un sacco: “Tu sei convinta che scrivi tu, ma in realtà non sei tu a scrivere, non decidi tu quando vuoi scrivere una canzone”. Ed è quello che io penso. Non sono io che scrivo, cioè sono io a scrivere ma non decido io quando poter scrivere. Si è tutti più o meno diversi. Se io prendo la chitarra in questo momento mi metto qui e dico “Adesso scrivo una bella canzone”, posso star lì a pensare anche 12 ore ma non mi verrà mai. In realtà c’è sempre un’ispirazione a cui dici grazie, qualcosa che ci succede, anche la più brutta che poteva capitare, però dici “grazie” perché comunque ha tirato fuori una parte di te che non conoscevi. E molte canzoni sono appunto legate a fatti realmente accaduti. Nelle mie canzoni parlo soprattutto di me: non mi piace raccontare la vita degli altri, non ci riesco neanche. La mia strada è che mi succeda qualcosa e che la racconto, ti dico come l’ho vissuta e come la vedo.

E non ti spaventa esporti così tanto?

No, non mi spaventa perché sono convinta che ogni canzone, qualsiasi persona la ascolti, assuma diverse facce. La canzone per me è così. Ognuno la fa sua. Quindi a volte mi ritrovo gente che su una canzone abbastanza tranquilla piange. E io lì per lì non capisco. In realtà magari va a toccare quelle corde emozionali che fanno scaturire dentro qualcosa a cui neanche io in quel momento avevo pensato.

Cosa vorresti che chi ti ascolta capisse e provasse?

Libertà. Io credo che sia fondamentale il poter sentire in una canzone ciò che ognuno vuole. Credo che la canzone renda libero chiunque l’ascolti in quel momento. Ognuno è veramente libero di sentire quello che gli pare, e quindi non chiedo nemmeno nulla dal pubblico in quel senso.

C’è qualcuno o qualcosa che ti ispira maggiormente a livello artistico, che senti più vicino a te?

Guarda, ti posso dire che io ascolto veramente tanta musica, tanta italiana e poca inglese. La musica americana, inglese o comunque straniera mi riesce difficile perché non conosco bene l’inglese, quindi non capisco immediatamente il testo e la cosa mi infastidisce parecchio. Do molta importanza alla canzone e a quello che dice. Credo che il testo sia parte fondamentale di una canzone. Parlando di autori, italiani e non, De Gregori lo ascolto parecchio; poi Damien Rice, Cat Stevens e ultimamente ascolto molto anche Passenger. Ascolto un po’ di tutto, ma non mi ispiro a loro. Ci sono cantanti che ispirano altri cantanti, io mi ispiro a quello che mi succede.

Probabilmente è la strategia migliore per avere uno stile personale…

Se vai ad ispirarti ad un’altra persona non è che copi, però è più facile che tu possa rientrare in quelle corde lì. Che poi non ci vedo nulla di sbagliato se ti può aiutare. A me non aiuta ascoltare musica per scrivere, anche se ascolto tantissima musica, ma per piacere personale.

C’è stato un momento preciso in cui ha capito che la tua strada poteva essere questa?

E’ una domanda bellissima e c’ho sempre pensato. Io sono una persona iper timida e riservata, nella vita di tutti i giorni. In realtà il palco è il mio mondo, dove sto bene. Sul palco posso dire e fare quello che voglio. Ho fatto tante cose, ho studiato al liceo delle scienze umane e continuerò a studiare nonostante una possibile carriera musicale. Se mi chiedessero cosa voglio fare da grande, la risposta sarebbe sempre “vivere di musica”. Non per forza fare la cantante, ma vivere di musica sì. E’ quello che più mi gratifica e mi fa sentire viva.

Chi in questo momento cura il tuo progetto?

La prima persona che ringrazio è sicuramente Stefano Riccò, che ha abbracciato il progetto due anni fa, credendo in me, investendo tempo e lavoro. Ringrazio Marco Montanari, mio manager e chitarrista, e Vittorio Gozzi, mio tour manager, incontrato al teatro Asioli di Correggio e che si è affezionato parecchio sia a me che al progetto. Un altro grazie importante vai ai ragazzi della WOV film, che hanno girato il video di Protagonisti di un film. E’ stato davvero divertentissimo.

Tu sei giovanissima. Quindi questo credo che sia anche la base per poi pianificare un lavoro a lungo termine, cosa che praticamente adesso non si fa più.

Esatto. Credo che la mia giovane età abbia influito. Magari le canzoni sono belle e i testi profondi, però credo che abbiamo anche il tempo e il modo per poter lavorare insieme.

Anche perché, come ben sai, solitamente si prende un artista, magari dai già citati talent, esce una canzone e poi succede che non ne sappiamo più nulla.

Esatto. Diventano stelle comete nel giro di pochi mesi e poi si bruciano. Ed è proprio quello che non voglio fare io. Io non dico che non voglio fare successo, perché sarebbe un’ipocrisia enorme. Però non vorrei mai diventare una star nel giro di 4/6 mesi e che poi finisca tutto lì dopo il primo album.

Alcuni giorni fa hai pubblicato sulla tua pagina facebook il tuo primo singolo. Quali sono i tuoi prossimi progetti adesso? Vedrà la luce a breve un album vero e proprio?

L’album verrà registrato molto probabilmente quest’estate. I tempi musicali sono piuttosto lunghi e dunque fino al prossimo anno non ci sarà nulla. Il nostro ideale però è quello di fare tanto palco. Credo nella gavetta: solo sul palco puoi imparare alcune cose del mestiere e migliorare tutto ciò che si può migliorare. Sono partita dal nulla, ho fatto diverse cose, dai live nei pub agli home concert, fino alla piazza di Correggio, il Rifugio Battisti, la presentazione del singolo. Mi interessa farmi ascoltare e capire se alla gente può piacere quello che faccio.

 

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Claudia Assanti
Nata in Calabria, classe '86. Un diploma di Liceo Scientifico che però mi ha portato ad una laurea in Lingue e Letterature straniere. La musica e la letteratura sono sempre state la colonna portante della mia vita in ogni loro sfumatura. Sognatrice ostinata ma realista al punto giusto.