Bruce a Barcellona. Ottima la prima sul palco, meno ai cancelli

1148
0

Il concerto del Boss a Barcellona, prima di un tour europeo che a luglio lo porterà anche in Italia (3 e 5 a San Siro, 16 al Circo Massimo), è stato straordinario come sempre. Questo ve lo abbiamo già raccontato. Quello che invece non vi abbiamo ancora detto è che l’organizzazione, come purtroppo spesso avviene in Spagna, non è stata brillantissima.

IMG_1481Fan di ritorno dalla città catalana ci hanno elencato parecchie lacune organizzative: le porte del Camp Nou sono state aperte soltanto alle 18, orario assurdo per un concerto in uno stadio programmato per le 21. IMG_1475Il che, oltre a costringere migliaia di persone a un’attesa infinita, ha causato code estenuanti. Una volta entrate, dovevano fare un lungo giro all’interno dello stadio per raggiungere il proprio settore, il tutto con un servizio d’ordine ridotto all’osso, con addetti che usando il megafono li invitavano a stringersi per occupare meno spazio.
Controlli ai tornelli fatti da un misto di security e poliziotti, nessuno dei quali fornito di palette metaldetector, per di più senza alcuno sbarramento in precedenza in modo da effettuare già una prima selezione.
Inoltre, né dentro né fuori lo stadio, era prevista la nebulizzazione dell’acqua per alleviare la calura degli spettatori. E non c’erano bagni chimici né servizi di ristorazione (bello invece il villaggio esterno, anche se i prezzi erano allucinanti: 6,5 euro una birra piccola, 11 una grande).
transenne.1Il parterre era “protetto” da una copertura blu che non fa traspirare l’erba (non dimentichiamo che il Camp Nou è uno dei templi mondiali del calcio: dovesse succedere una cosa del genere in Italia quanti “comitati” inizierebbero a strillare?). Infine sugli spalti c’erano transenne, che teoricamente dovrebbero servire a proteggere, posizionate in modo allucinante.
Insomma, prima di lamentarci “a prescindere” dell’organizzazione dei concerti in Italia, sarebbe cosa buona e giusta dare un’occhiata a cosa succede altrove. Non è una questione di essere nazionalisti a tutti i costi, ma di semplice realismo: l’esperienza insegna che ci sono Paesi dove i concerti sono organizzati con tutti i crismi, rispettando le esigenze del pubblico pagante. Ma non dappertutto e non sempre è così.
Per fortuna alla fine, quando Bruce imbraccia la sua chitarra e inizia a cantare, è sempre festa grande.

CONDIVIDI
Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".