La pazza gioia. Roba da matte

Breve fuga femminile a caccia di felicità

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La pazza gioia
di Paolo Virzì
Valeria Bruni Tedeschi, Micaela Ramazzotti, Valentina Carnelutti, Tommaso Ragno, Bob Messini.
Voto 7/8

La Bruni Tedeschi è quasi una contessa, bionda, florida, logorroica, con due cognomi e l’ombrellino come la vecchia bretone della canzone di Battiato: parla a ripetizione del bel mondo che avrebbe frequentato e dispensa consigli medici. È una bipolare in cura in un centro che sarebbe suo se non avesse una predilezione per i guai e le bancarotte. Quindi è una paziente. La Ramazzotti è una anoressica silenziosa, forse drogata, bruna, tatuata e triste che ha fatto qualcosa di orribile al suo bambino. È una depressa maggiore. È la nuova paziente del centro. La bionda trascina la bruna nella fuga per raggiungere affetti che hanno lasciato dietro le spalle (e da cui sono state lasciate). Fuga semiseria, da commedia all’italiana d’antan, disperatamente comica. A Virzì riesce. E stavolta l’ha scritta in coppia con Francesca Archibugi. È una serie di tappe che le due pazze (ma mica tanto pazze) fanno per raggiungere la gioia (ma mica tanto gioia) nell’Italia di oggi. Fatevi la metafora che preferite. Il film è godibile, a volte esilarante, a volte insicuro di non aver detto abbastanza di certi pensieri e sentimenti, e suscita varie sensazioni, tra cui quella che sarebbe una miniera di citazioni. Sceglietevi la vostra, anche non autorizzata. A un certo punto io ho fantasticato che fosse finalmente la versione femminile del Sorpasso con la Bruni Tedeschi cialtrona come Gassman e la Ramazzotti contrita come Trintignant (una volta pagati i debiti con l’attualità). Non lo è? non importa. Chissà se limato nelle misure a Cannes avrebbe fatto la differenza tra Concorso e la Quinzaine… Però chapeau al regista e alle interpreti.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori