Talkin’ Guccini. Un’opera teatrale ispirata alle opere di Francesco Guccini

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Da questa sera fino al 4 giugno al Teatro Menotti di Milano va in scena Talkin’ Guccini – di amore, di morte e altre sciocchezze, un viaggio all’interno e ai bordi di quello straordinario cantore e scrittore di storie che è Francesco Guccini.

Le protagoniste sono Lucia Vasini e Andrea Mirò, insieme a una compagnia di attori, cantanti, musicisti diretti da Emilio Russo, con la direzione musicale di Alessandro Nidi e la partecipazione del mitico Juan Carlos Biondini detto “Flaco”, da sempre compagno viaggio di Guccini, nonché ispiratore del progetto.

Ecco come il regista Emilio Russo racconta questo lavoro: «Entrare dentro il mondo di Francesco Guccini è come giocare con il tempo, le insidie, le capriole, le beffe che lui – il tempo – si fa di noi e delle nostre piccole e grandi miserie quotidiane. Ho sempre avvertito una straordinaria teatralità nelle sue storie, raccontate fino in fondo, senza deroghe, senza lasciare niente al non detto, senza artifici letterari, nei suoi personaggi, vividi protagonisti di quella sua personale saga, a volte familiare, a volte fotografati dalla vita di tutti i giorni, a volte miti umanizzati e resi ancora più vicini a noi. Storie e personaggi resi indelebili nella memoria collettiva e intergenerazionale dall’inconfondibile timbro e misura della sua voce, dai ritmi della sua musica e della sua scrittura… ed io che ho sempre detto che era un gioco sapere usare o no ad un certo metro…

La storia, o meglio, le storie di Talkin’ Guccini sono prelevate direttamente o indirettamente dalla sua maestosa drammaturgia, a volte re-interpretata o adeguata alla situazione teatrale, sempre nel tentativo di restituirne i sapori e i colori. Nello spettacolo le canzoni, i racconti e i personaggi si incontrano in un’Osteria – luogo mitico per l’iconografia gucciniana – e forse non poteva essere altrimenti, ma quella sera, in attesa di far incontrare il giorno con la notte, non è una sera come tutte le altre. È la sera del 1° agosto 1980. Come se il tempo volesse giocare con gli avventori della nostra osteria, bevitori, giocatori di carte, perdigiorno, impegnati da sempre e solamente nella quotidiana avventura del tirar mattina. Ma quella sera i loro ricordi affiorano prepotenti e all’improvviso e davanti al loro consueto pubblico, oltre alle solite canzoni raccontano le storie del proprio passato vicino e lontano: rimpianti, dolori, risate, la scoperta della propria fragilità rispetto al mistero.

Amore, morte e altre sciocchezze, appunto, in una sera calda, troppo calda (pare fosse la più calda dell’ultimo decennio), ma la vita in osteria sembra la solita tra vino, fumo, canzoni e carte, tutti sono ovviamente inconsapevoli, ma l’aria è già gonfia del grande buio del giorno dopo (2 agosto), un giorno con cui tutti avrebbero poi dovuto fare i conti. Non ci saranno esplosioni o rappresentazioni incongrue di quella tragedia, ma solamente la sospensione di quel tempo, che per un attimo, forse, ha sospeso il suo inesorabile avanzare. Per rendere possibile la scrittura dello spettacolo ho individuato quattro personaggi/archetipo dell’immaginario del maestrone, o che mi sono sembrati tali: dalla popolana Serafina, al Frate intellettuale, ubriacone e donnaiolo, a Vacca d’un Cane, musicista sognatore, alla Matta, collezionista di cose perdute e racconti surreali, quattro personaggi borderline di una tragicomica drammaturgia della sconfitta. In scena non saranno soli, ma circondati da una piccola folla di avventori, quell’umanità che si incontrava nelle osterie di fuori porta di quei tempi andati via un po’ troppo velocemente, dove, spesso senza essersi mai conosciuti, si faceva gruppo, si diventava complici per una sera.

E un’altra volta è notte e suono, non so nemmeno io per che motivo, forse perché son vivo, o forse per sentirmi meno solo o forse perché a notte vivon strani fantasmi e sogni vaniE poi le canzoni, ovviamente, suonate, cantate, recitate, sussurrate, urlate da attori, cantanti, coristi, con il grande privilegio di avere in scena il mitico Juan Carlos Flaco Biondini, ispiratore del progetto e fonte di racconti e suggestioni in diretta con il mondo di Francesco Guccini, di cui è da quarant’anni complice e musicista».Lucia Vasini interpreta il ruolo di Serafina, Andrea Mirò indossa i panni di La Matta, Fabio Zulli quelli del Frate, Enrico Ballardini quelli di Vacca d’un cane. Aiuto regista è Guenda Goria, scene e costumi di Pamela Aicardi, luci di Emanuele Rodella, video e proiezioni di Paride Donatelli. Produzione di TieffeTeatro.

Foto di Laila Pozzo
Foto di Laila Pozzo
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Redazione
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