La sposa bambina. Che chiese un divorzio

Da una storia vera, da una regista sposata bambina

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La sposa bambina
di Khadija Al-Salami
con Reham Mohammed
Voto 6

Una bambina yemenita andata  in sposa a un uomo adulto raggiunge fortunosamente un giudice e chiede il divorzio. Sembra l’incipit di una fiaba riportata in una modernità amara: il giudice (che rappresenta la borghesia progressista yemenita) si trova nella faticosa posizione di mediare con l’interpretazione della legge coranica (e con il suo uso) che trovano normale che una bambina impubere vada  in sposa a un maschio adulto, che questo consumi l’atto sessuale contro il suo volere e di forza, che faccia di lei una delle sue mogli e la schiava di sua madre e che si arrabbi e invochi le autorità tribali (lo sceicco) se viene portato davanti a un tribunale di Stato.  Il padre della bambina peraltro l’ha maritata per evitare la vergogna e l’ostracismo sociale di uno stupro pubblico fuori dal matrimonio. La storia può indignarci o suscitare rigetti razzisti, ma è nella sua semplicità cinema civile, coraggioso (e, per la regista, parzialmente autobiografico) tratto da una storia vera finita in cronaca, che si scontra con la Tradizione: non a caso il titolo originale è più giornalistico (e nelle intenzioni “moderno”): “Sono Nojoom, ho dieci anni, sono divorziata”. La “confezione” è in apparenza lineare, se non scarna, e per certi versi ricorda un altro film di urgenza sulla condizione femminile in altre culture come Difret, la cui produzione fu curata da Angelina Jolie.

 

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori