Julieta. La donna che visse più volte

Almodovar, drammatico, femminile, plurale

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Julieta
di Pedro Almodóvar
con Emma Suarèz, Adriana Ugarte, Rossy De Palma, Inma Cuesta, Darío Grandinetti.
Voto 7

Julieta, signora ai bordi del periodo in cui ci sono più ricordi che attese, sta per lasciare Madrid per il Portogallo con un uomo che ama: in realtà, dopo l’incontro con un’amica della figlia che non vede da anni, lascia quella casa a Madrid per nascondersi in un’altra casa a Madrid, sola, e lì scrive un diario- romanzo alla figlia Antìa in cui racconta (a lei e a noi) come conobbe in treno il pescatore suo padre, come lui morì in una tempesta dopo un litigio, come la figlia si allontanò da lei, come furono i rapporti coi genitori, come la figlia finì in una specie di setta, come, come, come. La musica è inquietante, alla Bernard Hermann, potrebbe essere una trama hitchcockiana, con riferimenti che tornano: il grande amore della sua vita era sposato a una donna in coma (e non parlava con lei…), suo padre si era fatto una nuova compagna perché la sua madre era persa in una malattia (e non parlava con lei), rimorsi e sensi di colpa la accompagnano, sotto forma di un suicida sfiorato per qualche istante, l’immagine di un animale, donne maligne, statuette falliche e rivelazioni tristi. C’è molto dramma (ai bordi del ridicolo) senza melò, c’è una certa linearità a tratti persino tediosa, una fotografia morbida e un senso di attesa che non sfocia mai: non è l’Almodovar che cita la Hollywood di Sirk attraverso la Spagna della Movida, è cambiato, invecchiato, elegante, lento, non ironico, figurarsi sarcastico, forse noioso per chi dalla musica alla Hermann si attende una trama alla Hitchcock e non alla Daphne Du Maurier (anzi, Julieta  è ricavato da tre racconti di Alice Munro) e quindi può intrigare senza entusiasmare, oscillare tra l’ipnotico e il soporifero.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori