Intervista a Simone: vi racconto come si fa ad essere #felice

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Domenica prossima Simone presenterà il suo nuovo disco, dal titolo Felice, in una giornata tutta dedicata a lui e alla sua musica, che si svolgerà all’American Road di Erba (CO).
Le porte del locale verrano aperte alle ore 18 ed il pubblico potrà comprare la propria copia del nuovo album (che avrà due tracce in più rispetto alla versione in digital download), farsela autografare da Simone e scambiare due chiacchiere con lui.
Dalle ore 19:30 si esibiranno gli allievi delle scuole di Paolo Meneguzzi e di Simone, che canteranno canzoni del repertorio del cantautore comasco, mentre alle 21:30 ci sarà il concerto vero e proprio, dove si potranno ascoltare live per la prima volta le canzoni del nuovo album, insieme ai successi come E’ stato tanto tempo fa, Giorni, Quando sei ragazzo, Il mondo che non c’è.

Nei giorni scorsi abbiamo incontrato Simone per una chiacchierata e questo è quello che ci ha raccontato sul nuovo disco, sulla nascita della figlia Charlotte, su un simpatico ed importante progetto benefico e sull’importanza delle radici.

Il tuo nuovo album si intitola Felice, in un periodo in cui essere felici sembra un po’ complicato.
In realtà non deve essere una cosa fissa, perché la felicità va e viene, ed è ovvio che non si può essere felici in ogni momento della giornata. Ho cercato, in questo periodo del mio cambiamento artistico e personale e in ogni aspetto della mia nuova vita, di vedere la felicità non solo sotto l’aspetto del termine, ma proprio di viverla: quando sono felice cerco di vivere quel momento, poi quando sono arrabbiato cerco di tramutare la mia incazzatura e riportarla sui binari della normalità e della felicità, ecco perché il disco si intitola Felice. Poi c’è la canzone che chiude l’album che si intitola 1928 e parla della storia di mio nonno, che si chiamava proprio Felice, quindi assume anche un doppio riferimento, ma il motivo principale per cui questo album si intitola così è proprio per il messaggio che trasmette questa parola: come hai detto tu, in un periodo in cui tutti sono arrabbiati, in cui tutti sono pronti ad ucciderti se non parti al verde del semaforo, ho sentito il bisogno di portare un messaggio positivo e spensierato.

Raccontaci l’album…
E’ un po’ un disco sulle stagioni della vita: parte con Charlotte, mia figlia, che dà l’idea della nascita, poi andando avanti si incontra la crescita, la consapevolezza e la saggezza finale, con la storia di mio nonno.
E’ un album colorato di tante canzoni, anche se ovviamente non mancheranno i pezzi che potremmo definire simoniani. Ad esempio nella versione in digital download non c’è Apri gli occhi, che sarà invece sul disco fisico, e che secondo me è la canzone più vicina al mio vecchio momento ma allo stesso tempo è anche quella più vicina al mio cambiamento, nel senso che sono il Simone vecchio ma allo stesso tempo sono anche il Simone nuovo, e in Apri gli occhi è già tutto chiaro dal titolo: è il racconto di quando uno è bambino e vede le cose in un certo modo, poi crescendo mano a mano inizia a vederle da un’altra prospettiva, ma comunque deve sempre tenere gli occhi aperti e le spalle larghe.
Ci sono anche delle rivisitazioni di vecchi brani, 3 nel disco fisico e 2 nella versione digitale (manca Niente da perdere, ndr) come ad esempio Giorni, la canzone che ho scritto con Vasco, qui in un arrangiamento differente da quello del 2004: la tonalità del ritornello è stata cambiata, riportandola a come era nella primissima stesura, cosa che in questa versione semi-acustica si è rivelata una scelta vincente. E’ stato tanto tempo fa, invece, è molto simile all’originale perché toccare una canzone così importante e che mi ha regalato così tanto è dura e si corre il rischio di stravolgerla.
Poi ci sono altri pezzi come Alla faccia che ricordano molto il mio stile musicale degli esordi, mentre canzoni come Ricordati e Che sorriso che hai rappresentano il mio cambiamento.
Quest’ultima è la classica canzone d’amore che spero segua le orme di Ci sarà il sole e Abito lei, e che riesca a far innamorare chi la ascolterà.
Tornando al disco nel suo insieme, sembrerà assurdo e banale dirlo, ma è l’album del mio cambiamento e della mia ritrovata felicità. Ho avuto alti e bassi, ho vissuto vittorie e sconfitte, e volevo ricominciare proprio da qui, ripartendo da un’idea felice.

Quanto è cambiata la tua prospettiva da quando sei diventato padre, anche in relazione al tipo di “lavoro” che fai?
Io mi ricordo quando vedevo tutti i genitori, tra cui anche i miei, che mi dicevano “Un giorno vedrai, un giorno capirai”, e io dentro di me non ero così convinto, perché quando le cose te le raccontano gli altri ti costruisci sempre una versione strana e un po’ astratta, mentre quando poi le vivi direttamente è tutta un’altra cosa, anche se ovviamente lo fai a tuo modo, che è diverso da quello degli altri.
Avere un figlio è una sensazione personale. Nel mio caso mi ha cambiato completamente la vita, perché mi sono reso conto che potrò amare mille donne, potrò avere mille storie, potrò rimanere fedele a vita oppure fare chissà quali cose, ma l’unica donna della mia vita sarà sempre Charlotte, perché lei so che non mi tradirà mai. Da quando è nata mia figlia e l’ho presa in braccio per la prima volta mi sono reso conto che il mondo dove viviamo è molto bello, anche se tutti ce lo dipingono come un modo di merda, e passerò ogni giorno, ora e minuto a far capire a Charlotte che questo è un mondo figo, e cercherò di darle i valori che mi hanno dato i miei genitori, mio nonno e tutte le persone che ho avuto intorno perché la fortuna che ho avuto di avere una famiglia così speciale e così unita devo per forza trasmetterla a mia figlia.

CarlottoAbbiamo parlato di Charlotte, adesso raccontaci di Carlotto.
Carlotto è un’idea che ci è venuta perchè non sapevo cosa regalare a mia figlia Charlotte per il suo secondo compleanno, e allora ho pensato che poteva essere una cosa bella dedicare un sorriso a lei con il peluche e raccogliere anche qualche soldino per i ragazzi de La Rosa Blu.
Carlotto quindi è un orsacchiotto simpatico e ovviamente felice, che arriva da un paese strano che si chiama Sorrisolandia, dove tutti ridono, e quando lo porterai a casa potrai toccare con mano la felicità. Costa pochissimo, solo 15 €, e oltre a Carlotto invieremo via mail a chi lo comprerà una canzone, dal titolo La tua vita, che ho scritto per mia figlia, ed è un brano che non andrà nel disco, quindi l’unico modo per averla è acquistare Carlotto.
Non è un progetto a termine, ma una cosa che continueremo a portare avanti, e ne potremo vendere 100 come 10.000, non è importante, perché io sono dell’idea che è ogni singola goccia a fare il mare, e quindi qualsiasi cifra riusciremo a raccogliere sarà comunque di aiuto per i progetti de La Rosa Blu.

Hai cambiato completamente sia lo staff che i musicisti. Cosa ti ha portato a questa scelta?
Mi sono ricostruito a livello di staff perché avevo bisogno di avere intorno persone nuove, fresche e che possibilmente non mi avevano mai vissuto prima, partendo dai musicisti per arrivare fino alla produzione e al management.
Gli unici musicisti storici che sono rimasti sono Francesco Carcano al basso e Pierfrancesco Tarantino alla batteria che suonano con me già da alcuni anni. Poi sono arrivati Luca Fraola alle tastiere e Marco Filippini, un chitarrista innovativo e che nei prossimi anni farà parlare di sé. Voglio ricordare anche Roberta Raschellà, che ha suonato le chitarre di gran parte del disco in modo straordinario. Alla cura degli arrangiamenti e della produzione c’è Aki, proprietario di Auditoria Records, e mi piace sapere che a 1 km da casa mia c’è uno studio di registrazione così fornito e così bello che anche altri artisti, molto più importanti di me, stanno utilizzando per registrare i propri album.
La cosa più importante, però, è che sono riuscito a creare intorno a me uno staff completamente comasco, mentre prima c’era sempre troppa dispersione, tra Milano, Bologna, Roma.
Questa riorganizzazione basata sulle radici per me è davvero molto importante perché nonostante i dischi, i concerti, e tutto quello che comporta una carriera musicale, alla fine ri-atterro sempre a Vertermate e, per chiudere il cerchio come nel disco, di questo devo ringraziare proprio mio nonno, che ricordo mi diceva sempre che il suo primo desiderio era quello di fare una casa. Ma non di comprarla, di farla proprio, per tutta la famiglia. Perché pensava “oggi i miei figli hanno 9 e 10 anni, un giorno avranno un figlio”, e ripeteva la stessa cosa a me dicendomi “un giorno avrai un figlio anche tu”. E allora da lì ha realizzato il suo sogno di fare una casa per tutta la famiglia, e ogni sera quando torno per me ha un significato speciale, e lo metterò anche per iscritto: quella casa lì non si venderà mai, perché la casa di Nonno Felice non si può vendere, perché non l’ha comprata, ma l’ha fatta.

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Andrea Giovannetti
Nato a Roma nel 1984, ma vivo a Venezia per lavoro. Musicista e cantante per passione e per diletto, completamente autodidatta, mi rilasso suonando la chitarra e la batteria. Nel tempo libero ascolto tanta musica e cerco di vedere quanti più concerti possibili, perchè sono convinto che la musica dal vivo abbia tutto un altro sapore. Mi piace viaggiare, e per dirla con le parole di Nietzsche (che dice? boh!): "Senza musica la vita sarebbe un errore".