Pelé. Santos subito!

Mitobiografia del più bravo a calciare manghi e palloni

77
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Pelé
di Michael Zimbalist,
Jeff Zimbalist
con Vincent D’Onofrio, Rodrigo Santoro, Diego Boneta, Colm Meaney, Seu Jorge
Voto 7 meno

Da questo film il recensore, che di calcio capisce poco, ha imparato
1 Che Edson Arantes Do Nascimento voleva chiamarsi Bilé, ma si confuse con Pelé e il nomignolo gli rimase, viste le doti eccelse.
2 Che gli schiavi africani che si ribellavano in Brasile fuggivano nella giungla e imparavano l’arte marziale della capoeira, che venne messa fuorilegge dopo l’abolizione della schiavitù e per continuarla l’integrarono col neonato sport del calcio, da cui la ginga, il calcio da strada sudamericano tutto arzigogoli acrobazie aeree e iniziative individuali, poco a che fare con il calcio razionalizzato, rigoroso e rasoterra degli europei.
3 Che quando il Brasile perse il campionato del mondo nel 1950 tutti dissero che era colpa della ginga.
4 Che il papà di Pelé, che gli insegnò a palleggiare con un mango, era un allenatore raffinato.
La storia è un santino, anzi visto che Pelé ha prodotto questa sua santificazione in vita ed è cominciata con l’ingresso nel Santos a 15 anni, utilizziamo il titolo Santos subito! Il bambino gioca nelle favelas a piedi nudi e cresce fino a distruggere la Francia e la Svezia nel campionato del mondo della sua consacrazione: e la sua rincorsa al gol dura tutto il film, che forse, visto che non tutti hanno i piedi di Pelé, ha più effetti speciali di Star Wars, ma ci sta bene. È un cinema di parte, agiografico, gaglioffo e persino divertente (molto vicino alle clip pubblicitarie di fantapassaggi…) anche per chi si annoia a guardare in campo e si confonde a sentirsi spiegare uno schema. Poi, che una nazione perda la testa per un’impresa sportiva resta un mistero ancora da decifrare, anche fuori da questo film.

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Marco Bacci
Marco Bacci scrive di cinema, tecnologia e libri. Ogni tanto scrive romanzi. È un ex di molti lavori