Ciao Massimo Riva!

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Sembra ieri, invece sono passati 17 anni da quel maledetto 31 maggio 1999, quando Massimo Riva è volato in cielo. Io me lo ricordo bene, magro come un chiodo, i capelli lunghi, le magliette strappate, lo sguardo spiritato, quel sorriso beffardo, birra in mano e sigaretta tra le labbra. Una volta mi disse: «Vasco sostanzialmente è un cantautore. Se è diventato un rockettaro è anche grazie a me e agli altri della Steve Rogers Band, altrimenti sarebbe stato un mix tra i Pooh e i Genesis». Lo disse davanti a lui, con una specie di ghigno stampato sulla faccia, e lui ovviamente s’incazzò. Qualche tempo fa nell’Altra biografia pubblicata sulla sua pagina Facebook ha ricordato che con Riva le discussioni, le minacce, le piccole e grandi ripicche erano all’ordine del giorno. Massimo provocava e lui talvolta s’infuriava, ribattendo: «Sei un fantastico numero due ma per fare il numero uno non hai le caratteristiche necessarie».

Ma Massimino era fatto così, si divertiva a fare il provocatore. E pazienza se ogni tanto ne combinava una un po’ più grossa del solito e Vasco lo licenziava (nel vero senso della parola). Tanto sapeva che per lui era come un figlio e presto o tardi l’avrebbe perdonato. Allora sarebbe tornato sul palco al suo fianco a regalargli tutta la sua energia, il sudore della fronte e quegli incredibili salti che gli valsero il soprannome di “Rana”.

Come tutti sanno, lo strappo più importante avvenne quando Massimo convinse gli altri a mollare il Blasco per provare a percorrere una strada propria. Però dopo il successo ottenuto con Alzati la gonna, andò male. È sempre Vasco che racconta: «La Steve Rogers Band partecipò al festival di Sanremo, fu eliminata alla prima serata e si sciolse immediatamente. A quel punto ebbi un’illuminazione! Pensai che per la storia di Vasco Rossi, per la bellezza dei concerti sarebbe stato bello ci fosse Massimo Riva a suonare la ritmica, che come lui non la suonava nessuno. Allora l’ho richiamato e se non fosse morto ci sarebbe ancora lui in quel posto».

Quando arrivò la notizia della sua morte, di quella morte così stupida, ci rimanemmo tutti di merda. Personalmente lo avevo visto poche settimane prima. Avevamo passato parecchio tempo a parlare dietro le quinte di una manifestazione televisiva. Sapevo che ogni tanto si faceva, ma giuro che se qualcuno mi avesse chiesto come lo avevo trovato, avrei risposto: «Sta bene, è pulito…». Invece c’era ricaduto un’altra volta, l’ultima. Peccato davvero, perché era una persona con una gran voglia di vivere, divertente, curioso e capace di intuizioni fulminanti.

Ciao Massimo! Dentro di me, dentro tutti noi che ti abbiamo voluto bene sei sempre vivo…

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Massimo Poggini
Massimo Poggini è un giornalista musicale di lungo corso: nella seconda metà degli anni ’70 scriveva su Ciao 2001. Poi, dopo aver collaborato con diversi quotidiani e periodici, ha lavorato per 28 anni a Max, intervistando tutti i più importanti musicisti italiani e numerose star internazionali. Ha scritto i best seller Vasco Rossi, una vita spericolata e Liga. La biografia; oltre a I nostri anni senza fiato (biografia ufficiale dei Pooh), Questa sera rock’n’roll (con Maurizio Solieri), Notti piene di stelle (con Fausto Leali) e Testa di basso (con Saturnino). Ultimo libro uscito: "Lorenzo. Il cielo sopra gli stadi".