Ladywatch. Un gioiello smart e wereable.

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Ladywatch di Huawei è uno smart watch con tutte le caratteristiche e le features dei wereable di ultima generazione, nascoste però sotto il quadrante di un elegantissmo e prezioso orologio fashion. Annunciato lo scorso gennaio, Ladywatch arriva ora anche in Italia ed è già possibile acquistarlo, scegliendo tra due versioni: Elegant con cassa in acciaio placcata in oro e Jewel in oro rosa e 68 cristalli Swarovski da 1,5 mm incastonati intorno al quadrante circolare. Non cercateli nel reparto computer della gdo: li trovate solo in alcune gioiellerie selezionate, visti i prezzi piuttosto alti. Ci vogliono infatti 649 euro per la versione Elegant e 749 euro per quella Jewel, la più sfarzosa. Attraenti accessori fashion, i wereable Huavei in versione Lady sono molto interessanti anche nell’utilizzo “smart”. Dotati del sistema operativo Android Wear di Google, si connettono al proprio smartphone tramite bluetooth e interagiscono con l’app dedicata “Android Wear”, compatibile sia con Android che con iOS. Si possono ricevere notifiche (dalle chiamate ai messaggi, ai social) inviare sms vocali e anche utilizzare un traduttore simultaneo. Senza “scomodare” lo smartphone – oppure usandolo per fare altro – si imposta la sveglia, si ascolta la musica, si scattano foto semplicemente sfiorando il quadrante/display. Anche quando si viaggia con l’auto si può impostare un percorso guidato da Google Maps agendo direttamente sull’”orologio”. Su “Lady” non potevano mancare, ovviamente, le app dedicate al fitness per monitorare i passi, le attività fisiche della giornata e le calorie bruciate. Il device integra un cardiofrequenzimetro per tenere sotto controllo il battito cardiaco e permette anche di monitorare la qualità del sonno. I Ladywatch Huawei Jewel e Elegant offrono ampie possibilità di personalizzazione del quadrante/display – ricoperto in vetro zaffiro antigraffio – che si può scegliere in oltre 40 varianti grafiche.

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Walter De Pace
Sono nato a Milano. Negli anni 80, laureato in filosofia, ho iniziato come copywriter all’Ufficio Pubblicità  di Rizzoli Libri.  Negli anni 90 ho collaborato con l’Europeo  - novità tecnologiche - e successivamente con Brava Casa, Anna, Milleidee e Max. All’inizio del nuovo secolo, addetto stampa alla start up che ha creato RCS WEB, ho continuato  a scrivere su Max,  con contributi al mitico spin off tecnologico Max 2.0 ora da collezionisti. Collaborazione proseguita in Gazzetta dello Sport.it.  Dal 2009 al 2012 ho scritto anche sul  mensile filosofico scientifico KOS. Il mio avatar l’ha  scelto mia figlia Irene, con la quale condivido l’idolatria per Bob Dylan, ma che non sopporta la mia passione per le opere di Mozart.