Custodie Cautelari. Notte delle chitarre ed altri incidenti

Maurizio Solieri ci racconta track by track il terzo album delle Custodie Cautelari. Un lavoro al quale hanno collaborato molti tra i migliori musicisti che caratterizzano il panorama italiano: Alberto Radius, Ricky Portera, Federico Poggipollini, Andrea Fornili, Mario Schillirò, Clara Moroni, Stef Burns, Enrico Ruggeri, Luigi Schiavone, Giuseppe Scarpato, Luca Colombo, Cesareo, Ricky Belloni, Giorgio Usai, Marco Ferradini, Matteo "Kutso" Gabbianelli... E naturalmente lo stesso Solieri.

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Nell’estate del 1997 mi arrivò sul mio primissimo telefono cellulare (Nokia a forma di banana) una telefonata da tal Ettore Diliberto, cantante e leader di una cover band dal nome inusuale: Custodie Cautelari.
Ettore, che avevo conosciuto anni prima in un locale dell’astigiano, mi chiese di partecipare come ospite ai concerti che avrebbero tenuto d’estate. Iniziò così una lunga collaborazione, che dura tuttora, dove scoprii un mondo nuovo. In quel periodo non stavo lavorando con Vasco, era iniziata da poco l’amicizia-collaborazione artistica con Fernando Proce di RTL 102.5 che avrebbe portato alla realizzazione di un bellissimo disco (che mi stupisce ancora adesso) intitolato Proce & Solieri.
Dicevo, un mondo nuovo, perché negli anni avevo fatto parte di varie band, da Vasco alla Steve Rogers Band, ai Superjam, ai Class, per cui era strano per me rifare me stesso con un gruppo che non conoscevo e che mescolava cover di brani Italiani e anglo-americani che andavano per la maggiore.
Sarebbe troppo lungo raccontare quasi vent’anni di vita insieme, di viaggi su un bus con 25 posti pieno di resti di cibo e bottiglie di birra vuote, di giornali accartocciati e sigarette spente, feste della birra estive dove gli afrori di salsicce alla griglia si mischiavano con le punture delle zanzare.
Poi, dall’anno 2000, l’idea e la formazione di una superband  formata da alcuni dei più conosciuti chitarristi Italiani: Ricky Portera, Alberto Radius, Cesareo, il sottoscritto, Max Cottafavi, Chris Maramotti, Mario Schilirò, Luca Colombo, Giuseppe Scarpato e tanti altri che si sarebbero aggiunti col tempo.
Primo disco nel 2002, zeppo di ospiti di valore, il secondo nel 2010, centinaia di concerti in tutt’Italia, valvole incandescenti e soli senza fine, grandi tavolate, aneddoti e risate a non finire.
2016: il cerchio si chiude e le Custodie Cautelari, guidate da Ettore Diliberto preparano un’ambizioso progetto intitolato Notte delle chitarre ed altri incidenti. La copertina del disco è esplicativa: i nomi dei gruppi e dei musicisti sono scolpiti nel granito, a confermare, se ce ne fosse bisogno, che i nostri cuori battono ROCK!

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Fatta questa doverosa premessa, passo a raccontarvi i brani dell’album uno per uno…
TIC TAC (la vita che passa): si parte subito con una freschissima atmosfera alla Police, chitarre stoppate, il drumming del valente Alex Polifrone che non ha certo dimenticato la lezione di Stewart Copeland, la voce di Ettore pefettamente doppiata da Clara Moroni, mia grande amica e compagna di anni ed anni di prove e tour con Vasco Rossi, risate ed imitazioni fino alle lacrime and last, but not least… Davide Civaschi in arte Cesareo, membro storico di Elio e le Storie Tese, che punteggia coi sui licks questa opener a 5 stelle. Il testo parla dello scorrere della vita come un grande orologio che ticchetta inesorabile e del cercare di salire sul treno della soddisfazione artistica e umana, davanti a un portone che sembra chiuso.
L’IMPOSSIBILE: primo singolo e primo video di questo progetto, dove la voce di Ettore duetta e si fonde con quella, veramente gagliarda, di Matteo Gabbianelli, vocalist della alternative band dei Kutso. Il brano è altamente cantautoriale, con un’atmosfera tipica delle Custodie, che mi è molto familiare. Lo strumming della chitarra acustica fa da tappeto ai fraseggi blues alla slide di Giuseppe Scarpato, chitarrista di Edoardo Bennato e vecchia conoscenza della storica Notte delle chitarre: “Se questi pochi minuti ti hanno lenito una ferita, usali tutta la vita, con il benestare dei Santi del Bataclan”. Si riflette ancora sulla vita, sul sociale, e di come la musica possa aiutarci a vivere meglio le difficoltà dell’esistenza.
PARTE DELLA MUSICA: questo è un ottimo pezzo, dove Diliberto fa i conti coi grandi cantautori italiani su cui si è formato: strofa e inciso assolutamente battistiani con un pizzico di Ron, e l’andazzo funky pop ti riporta alle atmosfere di Una giornata uggiosa: di questi tempi è veramente grandioso. La lunga ombra di Lucio Dalla si allunga sullo special dixie-jazz alla Disperato erotico stomp (ed Ettore non ha mai fatto mistero di amarlo profondamente). La dolce atmosfera primi anni ’80 si pefeziona con l’ospite vocale delle Custodie, quel Marco Ferradini che ebbe un grande successo in quegli anni ed è sempre stato un valente session vocalist: il duetto è imperdibile. Come imperdibile è il grande lavoro dei chitarristi presenti in questo pezzo, che con grande gusto rifiniscono le parti cantate e alla fine si lanciano in una jam a botta e risposta veramente deliziosa ed omogenea negli stili, nonostante le differenti personalità: Matt Becker da Londra, Cesareo, Gogo Ghidelli tutti uniti, avvitati nel pomposo finale armonizzato. “Essere parte della musica… una vicenda fantastica.”
TUTTO PER TE: il brano è abbastanza difficile, costruito su tempi dispari, dove le liriche sono più importanti della musica: “Figlio di Milano e di Genova, Napoli, Parigi, Londra, spesso testimone di un’epoca, che la musica racconta già…”. Anche in questo pezzo l’amore per Ivano Fossati e Fabrizio De André suona molto evidente; e a ragione, perché sono tra i poeti più importanti che abbiamo avuto. Grande prestazione di Luca Colombo alla chitarra, protagonista fin dalla prima ora dell’ensemble chitarristico, che inanella fraseggi e riff gustosi tra le parti cantate per lanciarsi sul finale in uno splendido solo.
NON VOLERE VOLARE PIÙ: l’arpeggio dell’acustica di Nicola Denti (Custodie’s guitarist) apre con delicatezza il mid-tempo venato di blues di Non volere volare più. Sostenuto dal robusto drumming di Alex Polifrone, con suoni molto naturali, quasi fosse nella tua stanza, e dal basso insinuante e con aperture più graffianti qua e là di Anna Portalupi (che si sta facendo una buona fama anche con artisti d’Oltreoceano), in un’atmosfera scarna ma rifinita di pennellate wah wah, svettano i commenti chitarristici del mio compagno ed amico di lungo corso Stef Burns, che il blues sa bene cos’è, a toccare territori cari a Mark Knopfler: l’ho sentito raramente fraseggiare così, sempre pertinente e avvolgente. Ettore si produce in un’ottima take vocale, appoggiandosi ritmicamente sulle trame della song, con un testo sempre personale e introspettivo: “Tutto cominciò col primo battito, ebbi la vita che mi si diede, ma solo in prestito…”.
ARIA: un granitico fill di batteria introduce a questo brano molto rock, con chitarre spigolose tra il garage e i System of the Down, insinuante e velenoso, con un chorus molto melodico che riporta il pezzo ad una italianità che gli dà respiro, dopo i grandi, oscuri battiti a 7 corde. Il solo di Stef è arioso e veloce, alla ricerca di vibrazioni melodiose su di una base ossessiva e potente. La prova vocale di Ettore Diliberto è pefetta, grintosa e melodica nello stesso tempo, testo sempre in prima persona, a cercare senza tregua di scrivere cose importanti ma senza perdere di vista l’occhio del fanciullo, l’innocenza che spesso la vita tende a farti dimenticare.
UN GIORNO NUOVO: la traccia numero sette nasce da una bella ballata scritta dal vostro umile recensore, che Ettore aveva nel cassetto da parecchi anni e che, finalmente dotata di un testo funzionante ed emozionante, ha visto la luce. La provinai la prima volta nel 1996, in un periodo dove ero alla ricerca di soluzioni dopo il mio split con Vasco. L’ascoltatore più accorto troverà mondi musicali a me cari. La registrazione è stata veloce e piena di pathos. Ho sottolineati i vocals di Ettore con la mia chitarra, utilizzando lo strumento in modo melodico ma potente, giocando col knob del volume: il solo arriva inaspettato, ispirato da Don Felder (Eagles) e dal sempre amato Mark Knopfler, avvolto dagli archi in crescendo del prode Salvatore Bazzarelli. La vita non va sprecata, ogni giorno deve aggiungere sempre qualcosa a chi ricerca il bello. E l’amore aiuterà.
MAI PIÙ: questo pezzo è una boccata d’aria fresca, una cavalcata rock tutta italiana, dove le Custodie Cautelari si mischiano al Mito New Trolls, e le voci di Andrea Cervetto, Ricky Belloni e Giorgio Usai si fondono magistralmente con quella di Ettore Diliberto, in un tuffo liberatorio nel momento più magico e più storico del rock italico anni ‘70/ ’80. Un brano stupendamente commerciale, che ti si conficca nel cervello e non ne esce più. Tutto ben proporzionato e fuso insieme, dove i licks di chitarre inseguono il tormentone dei vocalist. Un po’ di leggerezza non fa male e allenta i momenti più introspettivi.
BENVENUTO NELL’ALDIQUA: benvenuti nella vita reale, dove devi galoppare anche controvoglia per tentare di raggiungere dei risultati. Parla sempre del suo vivere, Ettore, alla continua ricerca di qualcosa che chissà se raggiungerà: l’amore? Il successo? Il danaro? Mah, vedremo. Il pezzo è molto possente, dominato dal picchiare sui tamburi di Polifrone (ogni volta devo trovare nuovi sinonimi per descriverlo!!!) e dai bellissimi interventi di Ricky Portera, grande amico da sempre e virtuoso dello strumento. In questa song predilige le atmosfere mediorientali, soprattutto nei soli dove non si dimentica dell’amato Steve Vai e anche del Jeff Beck ai tempi della Swingin’ London. La band suona alla grande e supporta magistralmente voci e chitarre.
CONCIO: musica scritta da Mario Schilirò (da lunghi anni chitarrista di Zucchero e sodale della prima ora della Notte delle chitarre), testo di Diliberto, Concio apre le ali in un’andazzo bello italiano ma col cuore in U.K. Una bella stesura, con chorus che ti aprono il cuore, i sapienti interventi di Mario, sempre pertinenti, la voce di Ettore nell’inciso non dimentica Francesco Renga, ma va benissimo. Il solo di Mario Schilirò, con bei passaggi legati,  è impreziosito dal vibrato: mi ci ritrovo musicalmente in questa song. “Lei se n’è andata, non mi faccio mettere i piedi in testa, sono “conciato”, ovvero sentimentalmente pesto, ma il sole sorgerà ancora”.
CHIUDI GLI OCCHI E SENTI: un brano già apparso in una precedente produzione delle Custodie: la rock band tutta al femminile delle Ladies Incanto. Song molto affascinante, musicalmente varia, che passa da una strofa circolare con un’arrangiamento che ricorda i Muse, a sapienti arpeggi chitarristici ferrosi, con una solista di attitudine U2 che interseca le voci di Ettore e di Giada Bernabé, in un botta e risposta efficace. Si arriva quindi a uno special moderno e oscuro, con strati di chitarre potenti, tra i System of the Down e gli Zeppelin. Mi piace il passaggio continuo dalla fermezza alla melodia che si dipana e vola battuta dopo battuta. Il testo parla dei difficili rapporti in una storia d’amore: lei lo vuole amare “lui compreso”, lui che quotidianamente ha la sua agenda di vita e di musica, cercando di realizzare cose originali ma che arrivino al pubblico, lottare con la tentazione di lasciarsi andare, non mollare, imparare meglio ancora ad amare oppure: “Cara ragazza mia, lasciami andare…”. Un grande plauso all’intreccio di chitarre di Nicola Denti e Gogo Ghidelli, che si completano a vicenda, sostenuti come al solito dalla gagliarda sezione ritmica e dalle delicate pennellate di Salvatore “keys” Bazzarelli.
SE POI DIO C’E: questa grande canzone italiana è composta da Diliberto per quanto riguarda le lyrics e per la parte musicale dal grande Alberto Radius, il nostro decano per eccellenza: in pista dagli anni ’60 , è stato un punto di riferimento (assieme a Franco Mussida (PFM) e a Nico Di Palo (New Trolls) per me e per tutta la mia generazione chitarristica, produttore di importantissimi lavori discografici, grande autore di successo, leader di quella Formula 3 che dettava le basi del rock italico già alla fine degli anni ’60. E poi… e poi, non basterebbe lo spazio. Il brano è in puro stile Radius: parte arpeggiando in sordina, ma ritmico, si svolge aprendosi melodicamente con gli ottavi della chitarra che incalzano, per dipanarsi verso il chorus impregnato di negritudine e cori Gospel, anche questo, come dicono gli americani, “very catchy”, cioè, per dirla alla Radius “che ti acchiappa subito!”. Un pezzo molto “radio friendly”, come tanti altri nel disco. Bello il testo, perfettamente cantabile, dove la ricerca di una vita migliore nel mondo musicale continua. “E se c’è un Dio, ci benedirà e ci aiuterà, in questa faccenda della musica”. Solo di Alberto Radius sul finale, e lo riconosci dalle prime note. Un marchio di fabbrica.
NUN ME SCUCCIA’: poteva mancare nel progetto Custodie Cautelari – Notte delle chitarre un’omaggio a Pino Daniele? Arriva in tutto il suo brivido blues, carico dei grattacieli di  Chicago e dalle rive del Mississippi, con un intro infuocato del valente Giacomo Castellano, una delle migliori menti del panorama chitarristico nazionale. Il brano, cantato ottimamente da Ettore, è una scusa per dare il via a un’infuocata jam tra un nugolo di virtuosi della sei corde: oltre a Castellano, sempre dalle rive dell’Arno, torna sugli scudi Giuseppe Scarpato che si introduce nelle strofe coi suoi prelibati licks, e si produce insieme a Federico Poggipollini (Ligabue), Cesareo (Elio), Andrea Fornili (Stadio), Cico Falzone (Nomadi) in un’uragano di improvvisazioni sulle 12 battute del blues, un vero compendio sonoro a questo genere.
LA FORMA DI UN’IDEA: tra gli artisti che da sempre amano collaborare con altri musicisti c’è il grande Enrico Ruggeri, che ha spesso frequentato i palchi e le registrazioni in studio dell’ensemble Custodie – Notte delle chitarre. Un brano dichiaratamente rock, tipicamente Schiavone- Ruggeri, con la collaborazione di Ettore Diliberto, sostenuto da un basso e da una batteria leggendari, dove Anna percorre i tasti del suo strumento come fosse lanciata sulla pista di Le Mans. Bello l’attacco del chorus, con un accordo di diminuita classico dei Queen (che Enrico ama molto), gran lavoro di chitarre di Luigi Schiavone che ricama preziosamente il tessuto musicale, liberandosi in un solo che cita la melodia della canzone, senza perdere tensione fino alla fine. “Se ci fossimo incontrati prima non ti saresti innamorata, la mia instabilità ti avrebbe allontanata. Adesso tutto è piu’ chiaro, possiamo dar forma ad un’idea insieme”.
CAPODANNO:  ultima track per questa produzione dove una band in pista da una vita incontra e re-incontra una miriade di valenti chitarristi. Una grande fiducia nel futuro, “un brindisi alla vita che ancora potremo dilapidare”. Tutto ciò che solitamente facciamo a Capodanno: buttiamo dalle finestre i mobili e il vecchiume ammonticchiato e apriamo la mente, il cuore e le speranze a quello che, ci auguriamo, verrà. Belle chitarre acustiche, la slide di Scarpato distillata in open tuning, special ossessivo e intrigante. Mi piace la trama sonora data da acustiche ed elettriche, dove entra finalmente il solo di Nicola Denti che si merita, alla fine di questo lavoro, il proscenio. Per chiudere uno splendido progetto tutto italiano che piacerà sicuramente ai molti che ancora sono alla ricerca della buona musica nel nostro Paese e non riescono a trovarla.

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Maurizio Solieri
Maurizio Solieri (Concordia sulla Secchia, Modena, 1953) è uno dei migliori chitarristi italiani. Per oltre trent’anni è stato al fianco di Vasco Rossi, ma ha collaborato come musicista, autore, produttore, compositore anche con altri artisti, fra cui Skin, Dolcenera e le Custodie Cautelari. Nel 2010 ha pubblicato Volume 1, il primo album a suo nome; e nel 2014 è uscito Non si muore mai come SolieriGang. Ha anche scritto un’autobiografia pubblicata dalla Rizzoli, Questa sera rock’n’roll.