Pippo Baudo. Un guitto diventato mito

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“E si ricordi che lei qui oggi si gioca la carriera!”. Povero Pippo Baudo, apostrofato così da un improvvido dirigente Rai mentre stava per affrontare il suo primo Festival di Sanremo. Il più difficile. Quello successivo alla morte di Luigi Tenco. Pippo racconta che andò in onda, sopravvisse, poi a telecamere spente andò dal funzionario e gliene cantò di tutti i colori in tutte le lingue possibili (nella foto, il momento in cui fu costretto a interrompere in diretta l’esibizione di Louis Armstrong). armstrong_sanremo--400x300
Pippo Baudo è uno dei personaggi più amati e odiati della tv. Odiato perchè incarnazione dell’istituzione televisiva, uomo di potere e di interesse, di commistione e di manipolazione, amato per gli stessi motivi ma al contrario, perché poco controllabile, poco allineato, professionista colto e attento, conoscitore come pochi dei meccanismi televisivi e dello spettacolo. In più sa di musica.
Ho frequentato gran parte dei suoi festival, “suoi” perchè ne era l’anima, il controllore, il mediatore. Giorgio Faletti fu una sua invenzione, con il monologo Signor tenente trasformato in canzone con l’aggiunta di una seconda parte, i consigli sulla presenza sul palco, le luci abbassate e l’obiettivo fisso sul volto su suo consiglio. Faletti arrivò secondo al Festival, quando era ancora per tutti solo un comico paninaro, non il futuro giallista di successo.
A Sanremo Baudo faceva lo spettacolo, con la gestione delle canzoni ma anche con i fuori programma, portando sul palco gli operai in sciopero, “salvando” il disoccupato che voleva buttarsi dalla galleria dell’Ariston, facendo ricantare Whitney Houston fino alla standin’ ovation, o tenendo a battesimo l’esordio “pop” di Katia Ricciarelli.
Andai al loro matrimonio, in Sicilia. Si erano conosciuti sul palco di Sanremo, complice Amedeo Minghi, e si erano piaciuti. Non dubito che nel profondo per Baudo la conquista della famosa cantante lirica fu anche una rivalsa nei confronti del padre Giovanni che ne aveva osteggiato la carriera “da guitto” obbligandolo comunque a laurearsi in legge. Vedi papà che mi considerano anche negli ambienti “seri”? E lo fecero, o se lo fecero.
Al matrimonio ero arrivato il giorno prima, inviato dal giornale veneto per cui scrivevo. Si diceva che gli sposi erano blindati e inavvicinabili. Ma io ero rock. Era il tramonto, presi un taxi e andai a casa Baudo.
Due signore con degli abiti impacchettati suonarono al suo campanello. Aprirono. Mi accodai e le seguii con fare indifferente fino al pianerottolo. La porta si aprì. Entrarono loro e io mi presentai chiedendo se era possibile salutare Pippo e magari fare due chiacchiere. Stupiti confabularono e poi mi fecero entrare e accomodare in un salottino. Arrivò il vecchio avvocato, molto cortese, a spiegarmi che Pippo si stava cambiando ma che prima o poi sarebbe arrivato e nel frattempo se poteva essermi utile lui. Mi offrì da bere. Conversammo piacevolmente. Era un uomo elegante, colto e molto orgoglioso dei successi del figlio, tanto da enumerarmi le varie proprietà acquistate in giro per il catanese, comprese quelle che Pippo negava di possedere. Poi arrivò Baudo, in camicia, mutandoni e giarrettiere alle calze. Accettò l’invasione e la sconvenienza con la disponibilità di chi rispetta comunque la professione e accetta gli incerti del mestiere. Chiacchierammo il necessario, serenamente, finché fu ovvio che si doveva concludere l’incontro. Me ne andai ridendo con l’intervista in tasca e un pensiero a quanti colleghi davano la casa “blindata” ed erano andati a cena.
Il giorno dopo, sposatisi i promessi, ci furono cassate e cannoli per tutti, con Militello in festa e belle ragazze locali con cartelli che lo invitavano a “scoprire” le bellezze del posto, soprattutto loro. Dall’Hotel Santa Tecla di Acireale, scelto per la festa di nozze, si vedeva la villetta immersa nel verde dove gli sposi avrebbero iniziato la luna di miele. La mafia la fece saltare in aria qualche anno dopo.

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Giò Alajmo
Giò Alajmo ha la stessa età del rock'n'roll. Per 40 anni (1975/2015) è stato il giornalista musicale del principale quotidiano del Nordest, oltre a collaborare saltuariamente con Radio Rai, Ciao 2001, radio private e riviste di settore. Musicalmente onnivoro, è stato tra gli ideatori del Premio della Critica al Festival di Sanremo e ha scritto libri, piccole opere teatrali, e qualche migliaio di interviste e recensioni di dischi e concerti.