Quando Pippo portò Bruce a Sanremo

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Vent’anni fa, era il 20 febbraio 1996, Bruce Springsteen accettò un invito che a tutti i suoi fans sembrava a dir poco fuori luogo, se non addirittura oltreggioso: lui, l’incarnazione del rock dell’impegno sociale, l’artista che aveva sempre dato estrema importanza ai testi, mettendo al centro delle sue canzoni i reietti, i dimenticati, gli anti-eroi per eccellenza, si “piegava” ad andare al Festival di Sanremo, ovvero alla celebrazione più eclatante e pacchiana della musica in Italia dove la musica stessa, ma soprattutto i testi, venivano banalizzati e triturati senza alcuna pietà. Una kermesse da sempre aborrita dagli appassionati di musica rock e da una certa parte della critica, figuriamoci dai fans di Springsteen!
Ricordo ancora benissimo le voci che si levarono contro Bruce: “Si è venduto anche lui”, “È impazzito”, “È vittima delle logiche della discografia che impongono – anche a lui – le ospitate televisive per promuovere il disco e il tour”. Queste erano le critiche più ricorrenti. Anche io non riuscivo a capire perché un personaggio come Bruce Springsteen dovesse  partecipare al Festival della canzonetta.
In realtà se Bruce accettò quell’invito fu – probabilmente – perché a rivolgerglielo fu un gentiluomo dello spettacolo e della tv italiana: Pippo Baudo. Un professionista serio che scelse per l’occasione il più umile dei low profile. Springsteen aveva preteso che durante la sua esibizione, scorressero i sottotitoli in italiano per dar modo a tutti di capire bene cosa stesse cantando, di cosa parlasse il suo brano. Altro che canzonetta. Bruce aveva anche chiesto – e ottenuto – che non gli fosse rivolta alcuna domanda, né prima né dopo la sua perfomance. E anche in questo caso la Rai aveva acconsentito. Pippo Baudo, che di quel festival era anche direttore artistico e che ha sempre capito molto bene le regole dello show-biz e della tv, accettò il suo ruolo e a modo suo si fece da parte, senza rinunciare a mettere il suo timbro su quello che sarebbe stato un evento nella storia della televisione italiana. Visibilmente emozionato, Baudo presentò Springsteen dalla platea, sottolinenando l’importanza dei testi, oltre che del personaggio. Dopodiché – a fine brano – andò a stringergli la mano ringraziandolo per per le sue parole, per la sua musica, per la sua personalità, prima di chiamare la standing ovation.
Bruce ringraziò sorridente, non soltanto per i complimenti, ma anche perché si era trovato di fronte un professionista serio e preparato, non uno improvvisato, non l’ennesimo showman che cercava di cavalcare il momento e di sfruttare l’occasione a suo vantaggio. Insomma, credo che Bruce in Pippo Baudo abbia riconosciuto un personaggio simile a lui: un fuoriclasse mai sopra le righe. Per questo – evidentemente – aveva accettato quell’invito al Festival di Sanremo.
Per la cronaca l’album The Ghost Of Tom Joad era uscito il 21 novembre dell’anno precedente e il tour acustico era partito lo stesso giorno da New Brunswick, in New Jersey. Quel tour portò Bruce in paesi dove non aveva mai suonato come la Polonia, la Repubblica Ceca e l’Austria. In Italia fece tre date: a Roma (Auditorium di Santa Cecilia, il 10 aprile del ’96), a Milano (l’11 aprile al Teatro Smeraldo) e a Genova (Teatro Carlo Felice il 13).

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Patrizia De Rossi
Patrizia De Rossi è nata a Roma dove vive e lavora come giornalista, autrice e conduttrice di programmi radiofonici. Laureata in Letteratura Nord-Americana con la tesi La Poesia di Bruce Springsteen, nel 2014 ha pubblicato Bruce Springsteen e le donne. She’s the one (Imprimatur Editore), un libro sulle figure femminili nelle canzoni del Boss. Ha lavorato a Rai Stereo Notte, Radio M100, Radio Città Futura, Enel Radio. Tra i libri pubblicati due su Luciano Ligabue: Certe notti sogno Elvis (Giorgio Lucas Editore, 1995) e Quante cose che non sai di me – Le 7 anime di Ligabue (Arcana, 2011). Uno (insieme a Ermanno Labianca) su Ben Harper, Arriverà una luce (Nuovi Equilibri, 2005) e uno su Gianna Nannini, Fiore di Ninfea (Arcana). Il suo ultimo libro, scritto con Mauro Alvisi, s'intitola "Autostop Generation" (Ultra Edizioni). Dal 2006 è direttore responsabile di Hitmania Magazine, periodico di musica spettacolo e culture giovanili.