Paul McCartney: “Da ragazzo sono stato razzista”

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In una recente intervista al Mail On Sunday Paul McCartney ha dichiarato che «Quando eravamo dei ragazzini, si era razzisti senza saperlo. All’epoca era normale usare certe parole che non useresti ora.». Essere cresciuti a Liverpool, una città operaia e portuale, in un periodo storico molto difficile, come lo sono stati gli anni Cinquanta inglesi, non ha sicuramente aiutato. «Col tempo ci siamo resi conto di come si potessero sentire le persone a cui ci riferivamo. Non penso che prima però lo facessimo pensando alle altre persone, era più uno scherzo fra amici. Ma un bel giorno qualcuno te lo fa notare: “Beh, questo è denigrare…”. Nel mio caso, le persone di colore.».

Un periodo che fortunatamente è durato molto poco. Crescendo ha avuto modo di cambiare prospettiva ed atteggiamento: porta la sua firma infatti “Blackbird”, canzone inserita nel White Album, che nasce prendendo ispirazione dai movimenti per i diritti civili che si stavano combattendo in America agli inizi del 1968.

La canzone è costruita su una metafora: siccome in Inghilterra le ragazze vengono chiamate “bird”, Paul decise di giocare con il termine “Black-bird” , che letteralmente significa “Merlo”, invitando una simbolica ragazza di colore a riparare le sue ali spezzate ed a prendere il volo. Una canzone che è diventata un simbolo e che è stata interpretata da tantissimi artisti: da Alicia Keys, agli U2, da Crosby, Stills & Nash ad Eddie Vedder.

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Mattia Luconi
Di origini torinesi, ma trapiantato ormai da diversi anni in quella magnifica terra che ha dato i natali ai più grandi musicisti italiani, l'Emilia. Idealista e sognatore per natura, con una spiccata sindrome di Peter Pan e con un grande amore che spazia dal Brit rock passando per quello a stelle e strisce, fino ai grandi interpreti italiani. Il tutto condito da una passione pura, vera e intensa per la musica dal vivo.